Una ferma condanna del “sovraffollamento” e del “degrado” che “possono rendere ancora più amara la detenzione” e un monito alle istituzioni perché intervengano affinché i detenuti non siano costretti a scontare “una ‘doppia pena’”, ricorrendo a “pene non detentive”, al miglioramento delle strutture ed al potenziamento di mezzi e personale delle strutture carcerarie. Queste le parole con cui Benedetto XVI ha segnato la sua attesa visita, all’indomani delle nuove misure del pacchetto “svuota-carceri”, al carcere romano di Rebibbia, dove sono recluse 1.740 persone, 500 più della capienza. Ad accogliere il pontefice il Guardasigilli Paola Severino che nei giorni scorsi aveva parlato di “felicissima coincidenza” e “segnale di grandissima importanza” per l’appuntamento che, seppure già nell’agenda del pontefice, secondo l’Osservatore Romano avrebbe agito da incentivo per la decisione del governo la quale prevede una serie di misure che potrebbero far uscire dal carcere 3.300 persone. Il neo-ministro – presente alla cerimonia, che si è svolta nella chiesa del carcere, insieme al capo del dipartimento della polizia penitenziaria Franco Ionta, al direttore del penitenziario Carmelo Conte ed ai cappellani don Sandro Spriano e don Roberto Guarnieri – nel suo saluto al pontefice ha detto, leggendo la lettera di un detenuto di Cagliari: “Se aiuteremo la barca di nostro fratello ad attraversare il fiume, anche la nostra barca avrà raggiunto la riva”. Il Guardasigilli ha quindi ricordato che “qui un mondo di sofferenza, solitudine, umiliazione che chiede ascolto, comprensione, rispetto e soprattutto spirito fraterno, ma senza pregiudizi o falsi moralismi, per non perdere la forza di vivere”. Il Papa, che ha ricevuto lunghi applausi dai detenuti del carcere ed un abbraccio commosso da parte di uno di loro, ha nel suo discorso rivolto parole di grande vicinanza alle sofferenze del mondo carcerario. “Dovunque c’è un affamato, uno straniero, un ammalato, un carcerato, lì c’è Cristo stesso che attende la nostra visita e il nostro aiuto” uno dei passaggi più toccanti del discorso di Papa Ratzinger. (Red – 18 dic)