(3 apr) – L’Italia presenta storicamente una forte dipendenza energetica. Analizzando la composizione delle fonti di energia primaria nel 2009, una ricerca della Banca d’Italia mette in rilievo il ruolo dominante del petrolio e del gas naturale con una percentuale pari all’80 per cento, 20 punti percentuali più della media Ue. L’Italia è seconda per dipendenza dal petrolio (41 per cento contro una media Eu-27 del 35 per cento) e per consumo di gas naturale (consuma di più solo il Regno Unito che ha un’importante produzione domestica). Il grado di dipendenza dall’estero complessivo dell’Italia può essere valutato utilizzando la quota di consumi di energia primaria soddisfatta dalle importazioni (al netto delle esportazioni, nel caso dell’Italia in particolare prodotti petroliferi lavorati nelle raffinerie). Tale valore si aggira intorno all’88 per cento, tra i più elevati dell’area Ocse, superiore di oltre 40 punti percentuali rispetto alla media europea. Questa tendenza si è leggermente attenuata negli ultimi anni a causa dell’aumento della dipendenza energetica dei paesi europei (cresciuta di 10 punti percentuali nel corso del primo decennio del 2000). La produzione elettrica con gas naturale nel 2008 aveva raggiunto il 54,4 per cento della generazione totale contro il 22 nella media dell’Ocse (4 per cento in Francia, 14 in Germania e 46 nel Regno Unito, che può contare su un’importante produzione nazionale). La metanizzazione dell’industria termoelettrica ha ridotto la già bassa diversificazione del bilancio energetico del nostro paese caratterizzato per il 70 per cento da petrolio (per il trasporto) e gas naturale (per la produzione di energia elettrica e per il riscaldamento). Nel 1980 il gas rappresentava il 15 per cento della domanda di energia primaria, passando al 23 per cento nel 1990 e al 38,1 nel 2009. Questa prevalenza di una sola fonte energetica nella trasformazione elettrica è ulteriormente aggravata dal fatto che oltre i due terzi del gas consumato in Italia proviene da due sole aree, Russia e Africa (Algeria e Libia) ed è trasportato prevalentemente mediante gasdotti, quindi senza margini di flessibilità nella consegna della materia prima. Le interruzioni nelle erogazioni del gas importato conseguente alla crisi tra Russia e Ucraina del 2006 e del 2009 e quella conseguente al conflitto libico nel 2011 hanno messo in evidenza la fragilità di questo sistema.
http://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/econo/quest_ecofin_2/QF_114/QEF_114.pdf
