(10 mag) – Negli ultimi vent’anni la spesa pubblica è diminuita (percentualmente) in due soli comparti: istruzione e sicurezza. In tutti gli altri è aumentata. L’incremento più vistoso riguarda la sanità, che oggi rappresenta il 37% della spesa pubblica, mentre nel 1990 rappresentava il 32,3%. “Questi importanti mutamenti strutturali – ha spiegato il ministro Pietro Giarda – trovano la propria origine, al pari dell‟aumento della quota della spesa per pensioni, nei mutamenti della struttura demografica del nostro paese che si caratterizza oggi per un aumento della quota di persone anziane e una riduzione dei giovani. E certo però che essi non sono mai stati esplicitamente riconosciuti nella programmazione di bilancio. La dinamica della domanda – più persone anziane e meno giovani – non è però sufficiente a spiegare questi andamenti. Essi sono in parte riconducibili al diverso potere negoziale delle parti politiche e dei livelli di governo coinvolti nella lettura dei bisogni della popolazione. La sanità, da un lato, trova nei governi regionali (per i quali la spesa sanitaria assorbe circa il 70 per cento della spesa complessiva) potenti interpreti dei bisogni delle popolazioni interessate, ai quali fanno eco gli interessi delle ditte fornitrici di farmaci e di attrezzature sanitarie che incorporano l’innovazione tecnologica. Ne deriva una pressione molto forte sulle risorse pubbliche da assegnare alla sanità”. Un’analisi esauriente della spesa pubblica e le proposte per modificarla, riducendola, è presente da ieri sul sito del governo.
Fonte: http://www.governo.it/GovernoInforma/spending_review/documenti/Revisione_spesa_pubblica_20120508.pdf
