LE POESIE DI PACO CIANCI DA LEGGERE “A MENTE APERTA”
Un susseguirsi di versi che mettono al centro l’alcol, la droga, il sesso e l’eccesso come forme di scappatoie alla quotidianità, nella quale l’unico punto di riferimento rimane sempre la famiglia. “Questo Natale ho vomitato” è la raccolta di poesie di Paco Cianci, pubblicato da Edizioni Progetto Cultura. Senza luoghi comuni o preconcetti, nella prefazione viene sottolineato che si tratta di un libro da leggere “a mente aperta”. Domenica 25 novembre, alle 20, presso lo Yeah Pigneto (in via Giovanni de Agostini a Roma) il libro verrà presentato dalle voci dell’attrice Priscilla Antonucci, dei cantanti Mini K e Marco Conidi, di Andrea Peghinelli, attore e docente di Storia del teatro della Sapienza e con i video di Daniele De Sanctis, regista. Paco Cianci nasce a Roma nel 1979. Appassionato di musica, letteratura e viaggi, ha lavorato come giornalista e critico musicale. I suoi scritti sono stati anche pubblicati in alcune raccolte di poesia. Con Edizioni Progetto Cultura ha pubblicato la raccolta “Fuxia Tonic”. (Red)
“TRANS EUROPA EXPRESS”, IN VIAGGIO CON RUMIZ
“Nessuno mi toglierà la certezza che l’Europa era più Europa un secolo fa, quando mia nonna andava in treno in giornata da Trieste alla Transilvania”: così Paolo Rumiz, nel volume “Trans Europa Express” edito da Feltrinelli. Siamo nel 2008: seimila chilometri a zigzag da Rovaniemi (Finlandia) a Odessa (Ucraina). Un percorso che sembra tagliare, strappare l’Europa occidentale da quella orientale. È una strada, quella di Rumiz, che tra acque e foreste, e sentori di abbandono, si snoda tra gloriosi fantasmi industriali, villaggi vivi e villaggi morti. Rumiz accompagna il lettore, con una voce profonda, ricca di intonazioni, per paesaggi inediti, segreti, struggenti di bellezza. E più avanza, più ha la sensazione di non trovarsi su qualche sperduto confine ma precisamente al centro, nel cuore stesso dell’Europa. Attraversa dogane, recinzioni metalliche, barriere con tanto di torrette di guardia, vive attese interminabili e affronta severissimi controlli, ma come sempre – nel frattempo – conosce anche la generosità degli uomini e delle donne che incontra sul suo cammino: un pescatore di granchi giganti, prosperose venditrici di mirtilli, un prete che ha combattuto nelle forze speciali in Cecenia. Siamo di fronte a un libro raro, dettato da una scrittura che magnifica il viaggiare e la conoscenza del mondo – di quel mondo – attraverso il viaggiare. (Red)
PHILIP ROTH VISTO DA ANTONIO MONDA
A pochi giorni dall’annuncio del ritiro di Philip Roth, Editori Riuniti pubblica la prima monografia italiana su uno dei più grandi scrittori contemporanei. Scritto da Luciano de Fiore e introdotto da Antonio Monda, “Philip Roth- Fantasmi del desiderio” rappresenta un cammino a ritroso nell’universo letterario di Roth soffermandosi sulle tappe fondamentali: l’ebraismo, il sesso e il desiderio. Un testo che si pone a metà tra la critica letteraria e il saggio filosofico, che indaga su tutta l’opera di Roth, dalla sua prima fase “ribelle” a quella più “matura”. L’autore è professore di Filosofia a La Sapienza di Roma. Ha scritto su Leibniz, Hegel, Kojève, Marx, Rorty, Elster, Sloterdijk. (Red)
“LA RICETTA DEL CUORE IN SUBBUGLIO” DI VIOLA ARDONE
Esiste una cura per guarire le nostre inadeguatezze, i nostri amori sbagliati, un farmaco per anestetizzare il dolore del sentirsi sempre un passo indietro rispetto alla vita? Sono i temi affrontati nel romanzo di Viola Ardone, “La ricetta del cuore in subbuglio”, edito dalla casa editrice Salani. Dafne è architetto, vive a Milano, è sicura di sé e indipendente, e cerca questa cura nelle leggi e nei simboli della matematica, provando a calcolare gli algoritmi delle emozioni. Ma la sua infanzia è rimasta nascosta da qualche parte. Non ha ricordi, qualcosa si è incastrato in lei. La sua analista le suggerisce di voltarsi indietro per cercare quella bambina che si è perduta dentro di lei, di tenerla per mano e di provare ad ascoltare la sua voce… Attraverso il filo dei ricordi, la Dafne adulta ritrova la Dafne bambina, la sua città, Napoli, la sua famiglia. Non sarà facile questo incontro, perché quello che Dafne bambina ha da raccontare è ora commovente e tenero come il dolce della domenica, ora inquietante, come un incubo in una stanza buia: sarà proprio laggiù, in un’infanzia che ha i colori, i sapori e i suoni del Sud, che Dafne scopre una ricetta, semplice ed efficace come quelle imparate dalle nonne. Una ricetta semplice e speciale per guarire dalla nostra inadeguatezza, per ascoltarsi, capirsi, affrontarsi e, ogni tanto, anche perdonarsi. L’autrice nasce a Napoli nel 1974. Dopo la laurea in Lettere moderne e il diploma in danza classica, si occupa di teatro lirico e di prosa, pubblicando saggi e articoli per le Edizioni del Teatro di San Carlo. Per diversi anni lavora nel campo editoriale come redattrice e autrice di testi scolastici. Oggi insegna italiano e latino al liceo scientifico. “La ricetta del cuore in subbuglio” è il suo primo romanzo. (PO / Red)
ALLA SCOPERTA DELLA CUCINA OTTOMANA
“La grande cucina ottomana. Una storia di gusto e di cultura” di Maria Pia Pedani, pubblicato dalla casa editrice il Mulino, racconta cosa e come si mangiava a Istanbul ai tempi dell’Impero ottomano: quali furono gli ingredienti e i piatti tipici, come si formò e come mutò nel tempo una cucina posta all’incrocio di molteplici civiltà e marcata fra Medioevo ed età moderna dal passaggio “rivoluzionario” dal salato al dolce. E ancora, il significato sociale del cibo sulle tavole dei ricchi e su quelle dei poveri, l’etichetta, il rapporto tra cibo e religione, come si operava nelle cucine del palazzo del sultano e come si mangiava nelle feste imperiali e in quelle religiose. Un viaggio inconsueto nella cultura gastronomica ottomana, che fu più raffinata di quanto si è soliti pensare, arricchito da un’appendice di ricette base che introducono a questo mondo ancora poco conosciuto. L’autrice insegna Storia dell’Impero ottomano all’Università Ca’ Foscari di Venezia. Tra i suoi libri: “Dalla frontiera al confine” (Herder, 2002), “Breve storia dell’Impero ottomano” (Aracne, 2006). Con il Mulino ha pubblicato “Venezia porta d’Oriente” (2010). (PO / Red)
“PIANOFORTE VENDESI” DI ANDREA VITALI
È la notte dell’Epifania, sera di festa a Bellano (Lecco). Dal treno scende “il Pianista” – così chiamato per via delle sue mani lunghe e affusolate –, ladro di professione. Piove, fa freddo. Perlustrando le contrade nell’attesa della folla che assisterà alla processione dei Re Magi, il Pianista incappa in un cartello affisso su un vecchio portone: “Pianoforte vendesi”. Incuriosito, dopo aver saputo che l’appartamento è disabitato e visto che il tempo non migliora, rovinando così la festa e soprattutto trattenendo nelle loro case le sue possibili prede, decide di entrare… “Pianoforte vendesi” di Andrea Vitali (edito da Garzanti) è la storia di un ladro che deve scegliere tra le buone e le cattive azioni: il bianco e il nero, come i tasti del pianoforte. I gesti che si troverà a compiere rivelano un grande desiderio di riscattare la sua umanità. Sullo sfondo c’è un’intera collettività, un paese sospeso – per una notte – fra legalità e illegalità, fra lecito e illecito, fra comandamento etico e abitudine. In questo romanzo breve e di straordinaria intensità, Andrea Vitali ci fa scoprire una Bellano inedita, notturna, forse un po’ magica. Tra le strade e nelle case si avverte ancora l’eco, e forse il respiro, di tutti coloro che lì hanno vissuto, gioito, sofferto, sognato, amato. Così, attraverso le atmosfere soffuse e le penombre di Pianoforte vendesi, Vitali rende omaggio alla sua città. Senza però dimenticare mai i guizzi folgoranti del suo umorismo. (Red)
