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A Milano si indaga la luce con “Lumen Ray”

it@withub.it by it@withub.it
22 Febbraio 2013
in Archivio speciali - Mostre
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A MILANO SI INDAGA LA LUCE
Un cammino attraverso la luce, naturale, autentica, riflessa, metaforica o reale. Prendendo spunto dalla riflessione. La mostra “Lumen Ray”, fino al 30 marzo alla galleria Jerome Zodo Contemporary di Milano, si propone come un confronto tra scienza e coscienza: l’universale di Alistair McClymont nella descrizione “astronomica” di Eclipse (2012) – una sequenza bianco/nero del reale rapporto di luce tra sole-terra-luna -, la luce-tempo di Unix Time, alternativa al calendario gregoriano in versione i-pad, il divertissement di riflessioni “riflettenti” delle fluorescenze di Yari Miele, la pittura istantanea di Matteo Fato. Dal materiale all’immateriale, il raggio filtra con movimento elegante attraverso le aperture virtuali di Grey Area (2013) del collettivo inglese United Visual Artists per poi ampliarsi in spettro di cielo e solidificarsi nel Light (2013) di Raul Gabriel invadendo con il proprio peso lo spazio espositivo, sino all’autonegazione che infine lo cancella con un semplice gesto di alchemica pittura nei makeitpossible (2013) di Ivano Sossella. Dal bidimensionale al tridimensionale, una goccia di luce solidifica nelle Bubbles (2012) di Morgane Tschiember, mentre le porzioni neon di Lori Hersberger divengono effetti esplosivi attraverso l’ironia della Bomb di Tony Oursler. Tra tocchi fluo gli sguardi seguono la scena offuscarsi durante la performance Why Be Blue (2012) dell’artista francese Guillaume Leingre che imprime il proprio segno come in una camera oscura, lasciando nella penombra il messaggio di duplice riflesso nel The End (2012) dell’americano James Clar. (red)

DALL’ARTE “BENZINE” ANTI-CRISI
L’obiettivo della mostra “Benzine. Le energie della tua mente”, fino al 24 marzo alla Triennale di Milano, è imparare a conoscere e a valorizzare le energie della mente, al fine di creare qualcosa di nuovo, in qualsiasi campo, utilizzandole anche come alternativi “antidoti” alla crisi. L’esposizione, tra arte e scienza, ideata dalla Fondazione Marino Golinelli in partnership con la Triennale, si articola in sette ambienti, dedicati ad altrettante forme di energia. Le opere di grandi artisti contemporanei dialogano con exhibit legati a temi d’attualità, economia, scienze sociali, dando ampio spazio alle scoperte scientifiche sul funzionamento del cervello umano. Le “benzine” indagate sono: l’arte, intesa come capacità di saper immaginare qualcosa di nuovo; le idee, con il loro ruolo di acceleratori di crescita economica; la creatività, in quanto processo mentale che porta alla nascita di una nuova idea; gli altri, e l’importanza del contatto personale nella ricerca di opportunità; il nuovo, con la sua funzione di generatore di cambiamenti; il saper imparare, competenza chiave del domani; infine la passione, ovvero il sapersi motivare con entusiasmo con l’obiettivo di migliorarsi e superare i propri limiti. Tra gli artisti in mostra: Terence Koh, artista cinese ma di adozione newyorkese, che ha fatto della contaminazione di linguaggi e materiali diversi il tratto distintivo della sua ricerca; Peter Fischli e David Weiss, duo di origine svizzera vincitore del Leone d’Oro alla Biennale di Venezia; il collettivo danese Superflex, promotore di collaborazioni tra creativi che, nei più importanti musei del mondo, sfidano le regole della moderna società di massa; Gabriel Orozco, pittore, scultore e fotografo messicano; Marinella Senatore, artista e regista che trasforma il processo di creazione nel fine stesso dell’opera d’arte; Tim Rollins + Kos (acronimo di Kids of Survival), collettivo che produce opere in materiali poveri e facilmente reperibili, traendo ispirazione da testi poetici, letterari, filosofici, scientifici e politici; Joao Onofre, che tra performance, video e fotografia rielabora i contenuti di celebri opere d’arte, canzoni e film, dando ad essi nuovo significato; Raqs Media Collective, gruppo d’artisti originario di New Delhi che, giocando con le parole, evoca suggestioni e traccia nuovi scenari. In occasione della presenza a Milano della mostra si svolgeranno presentazioni di libri presso Libreria Coop Statale e dibattiti sul tema delle energie, alla Sala Buzzati, in partnership con la Fondazione Corriere della Sera (il 26 febbraio ed il 5 marzo). (red)

A ROMA ESPOSTE (E IN VENDITA) OPERE DI MAESTRI DEL ‘900
Giuseppe Capogrossi, Giorgio De Chirico, Emilio Vedova, Umberto Mastroianni, Giulio Turcato, Arnaldo Pomodoro, Carla Accardi, Renzo Vespignani, Piero Tartaglia, Christo e Jeanne-Claude, Antonio Possenti. Grandi artisti del ‘900 in mostra alla galleria Tartaglia Arte di Roma con l’esposizione “Per Amore dell’Arte”, una straordinaria occasione per poter ammirare (e acquistare), fino al 20 marzo, importanti capolavori della produzione artistica degli ultimi decenni accomunati dal sentimento amoroso. La mostra è frutto di un’accurata ricerca di opere uniche pittoriche e scultoree presso vari collezionisti.
(red)

A PALERMO IL TRIONFO DELLA MINIATURA BAROCCA
A Palermo è ancora… Natake, Prosegue infatti fino al 31 marzo al Museo Pitrè di Palermo la mostra “Scultore in piccolo – Il presepe del Matera nelle collezioni del Museo Pitrè”. Allestita nella suggestiva Cappella del Marvuglia l’esposizione di oltre duecento statuine da presepe valorizza queste piccole, straordinarie sculture con un impianto scenografico che interpreta e potenzia il valore espressivo di ciascuna inserendole in un particolare contesto. Tutte sono opere di Giovanni Antonio Matera (Trapani 1653 – Palermo 1718) che ebbe fama come autore di sculture in legno, tella e colla, raffiguranti pastori da presepe, tanto da essere chiamato “Mastru Giovanni Matera lu pasturaru” e le sue opere furono definite “un trionfo della miniatura”. Determinante per la formazione dell’artista fu il contatto con la cultura barocca palermitana, in particolare con il contemporaneo Giacomo Serpotta e non mancano, in alcune figure, echi berniniani. Lo spazio circolare della Cappella viene scandito attraverso cinque diverse nicchie tematiche, che utilizzano il modulo scenico della cupola Fortuny : la più grande e complessa, allestita davanti all’altare, ospita il presepe nella sua forma più tradizionale, con i pastori, gli angeli e i santi, l’adorazione dei Magi, la Natività. Fanno da sfondo e cornice alle figure paesaggi fantastici, nel gusto del rovinismo, archi e colonne in stile classico, templi diruti, quasi a volere sottolineare, per converso, l’atemporalità dell’evento rappresentato: la nascita di Gesù, nuovo sole, come lo definisce S. Ambrogio, con una chiara allusione alla matrice arcaica e pagana della festa, quando a Roma, il 25 dicembre si celebrava il dies natalis solis invicti. Nelle altre quattro installazioni scenografiche, altrettante esposizioni tematiche: Strage degli Innocenti, Soldati e musici, Mestieri, Pastori.
(red)

I COSTUMI DELLE EROINE DI PUCCINI
Le sete leggere di Manon Lescaut, la povera lanetta di Mimì, il provocante raso rosso di Musetta, lo sfarzoso tulle ricamato a fiori di Tosca: attraverso la ricostruzione, accurata nei più piccoli e preziosi dettagli, dei loro costumi storici da parte degli allievi dell’Accademia Teatro alla Scala, le eroine di Giacomo Puccini tornano alla vita all’interno della mostra “PrimeDonne – Le donne di Puccini”, visitabile fino al 31 marzo presso il Centro Diagnostico Italiano a Milano. L’esposizione, promossa da Fondazione Bracco in collaborazione con l’Accademia Teatro alla Scala e il Centro Diagnostico Italiano, è il frutto di un progetto che ha coinvolto per un anno, sotto la guida di Maria Chiara Donato, oltre 40 allievi di alcuni corsi dell’Accademia, provenienti da Europa e Asia: i sarti, che hanno ripreso i figurini delle prime rappresentazioni, gli allievi del corso di effetti speciali per l’elaborazione dei manichini, i fotografi di scena per le immagini del backstage e gli scenografi, che hanno disegnato i costumi di diverse eroine pucciniane, da Magda a Minnie, da Suor Angelica a Madama Butterfly, fino alla principessa Turandot. Gli allievi del Corso per sarti teatrali sono stati coinvolti in un articolato lavoro di restituzione storica partendo dai figurini originali, oggi conservati presso l’Archivio Ricordi e riprodotti in mostra, che Adolf Hohenstein aveva disegnato per le prime rappresentazioni di Manon Lescaut (1893), La bohème (1896) e Tosca (1900). Com’era consuetudine ancora diffusa all’epoca di Hohenstein, i diversi momenti storici in cui si muovevano i personaggi dell’opera venivano interpretati secondo il gusto contemporaneo: così, ad esempio, l’abito in stile impero (primo ‘800) di Tosca era realizzato attraverso lo sguardo estetico del primo ‘900; i giovani sarti dell’Accademia hanno compiuto un’accurata ricostruzione storica confezionando dei costumi che, seppur nelle fogge e nei colori riproducono quelli di Hohenstein, restituiscono fedelmente la moda dell’epoca in cui le opere si svolgono. Particolarmente scrupolosa la manifattura di quegli elementi, solitamente celati alla vista, che i visitatori potranno scoprire attraverso le immagini degli allievi del Corso per fotografi di scena: sarà così possibile ammirare tutto ciò che normalmente gli abiti non consentono di vedere – corsetti, corpini, sottogonne. Altrettanto interessante il lavoro compiuto dai truccatori e parrucchieri e dagli esperti in special make up che hanno reso ancora più realistici i manichini dei costumi, dotandoli di visi, braccia, acconciature e trucco. In mostra le foto che ne ripercorrono tutte le fasi di realizzazione. Piena libertà, infine, è stata data agli otto allievi scenografi che hanno scelto ciascuno un’eroina pucciniana per la quale disegnare i costumi: oltre a Mimì, Musetta, Tosca e Manon, Suor Angelica Magda (La Rondine), Minnie (La fanciulla del West) e Cio-Cio-San (Madama Butterfly), per confrontarsi quindi tutti con Turandot, la “donna di gelo”, come la definisce in catalogo Fabio Sartorelli, musicologo che ha condotto tutti gli allievi alla scoperta del mondo musicale del compositore toscano. (red)

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