“LE ABITUDINI DELLE VOLPI” DI ARNALDUR INDRIDASON
L’ispettore Erlendur trascorrerà qualche tempo nel piccolo villaggio sulle rive di un fiordo dell’Islanda orientale. E’ tornato nei luoghi della sua infanzia perché si è deciso ad affrontare una volta per tutte un ossessione che lo perseguita fin da quando era bambino: la scomparsa del fratello minore Bergur durante una terribile bufera di neve. Di giorno l’ispettore vaga per i boschi e la brughiera alla disperata ricerca di indizi. Di notte, invece, si ritrova da solo nel rudere abbandonato della sua casa, e attende che l’oscurità gli riporti a galla i fantasmi dell’inquietante esperienza che distrusse per sempre la sua famiglia. Nei boschi si imbatte per caso in una vicenda che, per molti versi, trova simile a quella di suo fratello: la sparizione di una giovane donna, in una notte di tormenta, nel 1942. Una storia non ancora dimenticata, ma che molte persone preferirebbero lasciare coperta sotto decenni di segreti. Immerso in un paesaggio aspro, il protagonista si lascia trasportare in un’indagine al confine tra realtà e allucinazione. Erlendur è travolto da un’insaziabile sete di risposte che lo costringerà a scavare in modo ostinato dentro ferite mai sanate e a riportare alla luce tormenti inconfessabili. Tutto questo è il nuovo romanzo di Arnaldur Indridason, “Le abitudini delle volpi” (Guanda, pp. 303, 18 euro, traduzione di S. Cosimini). (Red)
UN CASO DA RISOLVERE IN “IO SONO LO STRANIERO”
Il commissario Roberto Serra ha lasciato l’Appennino emiliano per trasferirsi a Termine, nel profondo Nord Est: quattro case, tre strade, una chiesa, un cimitero e intorno solo vigneti di Prosecco, i cui cicli scandiscono la vita del paese. Roberto, di sera, dà sfogo alla sua passione per la cucina e per i vini nel piccolo ristorante ricavato nel chiostro di un antico monastero. Di giorno, invece, lavora nella questura di Treviso, cittadina opulenta e perbenista. Una vita che scorre lenta, scandita dai farmaci che assume per non sprofondare nelle sue visioni angosciose. Fino a quando, un giorno come un altro, Francesca, una ragazza eccentrica e disperata, cerca di convincerlo a occuparsi del caso di una giovane sparita nel nulla. Roberto ha intenzione di rifiutare in nome della serenità ritrovata tra i vigneti di Termine, ma davanti a lui si delinea una serie di scomparse misteriose: tutte donne, molto giovani, straniere e invisibili per la procura, per la polizia, per la gente. Roberto non può più scappare: è costretto ad affrontare un’indagine che lo porterà a scrutare gli abissi più oscuri della mente umana. Il commissario Serra è vicino alla sofferenza delle vittime e alla disumanità dei carnefici. Giuliano Pasini, con “Io sono lo straniero” (Mondadori, pp. 396, 15,90 euro) dà vita a un romanzo sull’amore e sull’odio, sul dolore e sulla redenzione. (Red)
“YELLOW BIRDS”: IL TORMENTO DI UNA PROMESSA NON MANTENUTA
Kevin Powers, in “Yellow birds”, (Einaudi, pp. 220, 17 euro) con uno stile che è come un colpo al cuore, racconta la straziante amicizia tra due ragazzi, una storia sulla perdita dell’innocenza tra il deserto ostile della guerra e i turbamenti del ritorno a casa. Bartle aveva promesso di riportare Murphy a casa sano e salvo. Non ce l’ha fatta ed ora è devastato dal senso di colpa per non avere impedito che il suo amico morisse. Per non essere morto lui stesso. Per non essere riuscito ad attenuare l’orrore della guerra. Partiti all’età di diciott’anni erano impreparati e talmente ingenui da credere che insieme, loro due, ce l’avrebbero fatta a superare quell’incubo. Ora che è tornato a casa, la sua condanna è vedere Murphy ovunque. Continua a rivivere anche le immagini orribili della guerra in Iraq: i cadaveri che bruciano nell’aria pungente del mattino, i proiettili che si conficcano nella sabbia, le acque del fiume che ha inghiottito il loro sogno. E il tormento per la promessa che non ha saputo mantenere non cessa di perseguitarlo. (Red)
“ALLA FINE DI UN’INFANZIA FELICE”: UN ROMANZO NEL ROMANZO
La vita di Guido sembra andare per il meglio. E’ un editor di successo molto apprezzato nel suo ambiente. Ma quella che sta iniziando non sarà una giornata come le altre. Arrivato in ufficio, c’è una busta che lo attende. Guido scoprirà subito che non è il solito aspirante scrittore in cerca di attenzione. Sulla busta c’è una firma familiare, che porta con sé le ferite di un passato sepolto: Sergio Casagrande. E’ il grande amico di infanzia, perso per sempre dopo un dramma terribile. Bastano le prime parole del libro ricevuto dal vecchio amico per capire che le sorprese non sono finite. Il romanzo parla proprio di loro e della loro giovinezza. Fino alla tragedia che si sono portati dentro tutta la vita e che ha segnato la fine della loro amicizia: la morte in un incidente del fratellino di Guido, un ragazzino con problemi cognitivi. All’improvviso, però, il romanzo nel romanzo comincia a parlare di un dramma coniugale, una storia di infedeltà che, apparentemente, non ha legami con quanto scritto fino a quel momento. E poi un altro salto: nel presente Sergio pedina Guido, ne segue ogni mossa, scava negli angoli più in ombra della sua vita. Pagina dopo pagina, il confine tra fiction e realtà si assottiglia sempre più, fino a scomparire. Gian Mario Villalta trascina il lettore nel labirinto di specchi di un libro sorprendente. “Alla fine di un’infanzia felice” (Mondadori, pp. 250, 19 euro) è una storia del secondo e definitivo incontro di due amici perduti. (Red)
NUOVA INDAGINE PER RUTH GALLOWAY IN “IL MUSEO DELLE OMBRE SEGRETE”
“Il museo delle ombre segrete” (Garzanti, pp. 292, 18,60 euro, traduzione di D. Viani) di Elly Griffiths ha scalato le classifiche inglesi, proiettando l’autrice nell’olimpo delle grandi maestre del thriller. Una nuova indagine per Ruth Galloway, l’antropologa forense specializzata nella datazione delle ossa antiche. Una donna che deve confrontarsi con verità nascoste e segreti che hanno le proprie radici in un passato che non potrà mai essere sepolto. Inghilterra, Norfolk. Nel piccolo museo della città tutto è pronto: un’antica bara risalente al XIV secolo sta per essere aperta. Tra gli accademici che assistono all’evento c’è anche Ruth Galloway. Ma poco prima che la cerimonia abbia inizio, una macabra scoperta viene alla luce: accanto al feretro giace il cadavere di Neil Topham, il direttore del museo. Ruth si ritrova, suo malgrado, coinvolta nell’indagine, di cui si occupa l’ispettore Harry Nelson, proprio l’ultima persona con cui Ruth vorrebbe avere a che fare. Gli unici indizi in mano alla polizia sono alcune lettere minatorie e una vecchia leggenda. Dopo pochi giorni la morte colpisce di nuovo il piccolo museo, il detective Nelson rischia la vita e l’idea della superstizione prende sempre più piede. Ruth è convinta che quelle morti non siano legate a un’antica maledizione come credono tutti. Le ossa, secondo l’antropologa, hanno tutte le risposte. E solo Ruth è in grado di decifrare il loro antico messaggio. Ovviamente prima che sia troppo tardi. (Red)