(7 nov) – “La Bce ha deciso di ritoccare il tasso di riferimento dello 0,25 portandolo allo 0,50 per cento, anche alla luce della bassa inflazione di Eurolandia (+0,7%). E’ chiaro che, dati i livelli prossimi allo zero, la manovra ha sempre minor effetto reale sui tassi correnti. L’ultimo intervento di Bce risale al luglio 2012. Mentre per i mutui parametrati al tasso Bce (sono solo il 2 per cento del totale) la ripercussione sarà automatica, la ripercussione su mutui e prestiti a tasso variabile parametrati all’euribor, non sarà certamente della stessa entità, dal momento che i livelli dell’euribor sono già bassissimi”. È quanto si legge in una nota diffusa da Adusbef – Federconsumatori. Come ad ogni variazione di Bce, Adusbef e Federconsumatori hanno calcolato le ripercussioni potenziali della manovra sui tassi dei mutui. “C’è da considerare – continua la nota – che per i mutui a tasso variabile più recenti, lo spread imposto (arrivato anche al 4,5 per cento) supera di gran lunga il tasso applicato; pertanto anche un ritocco dell’euribor avrà scarsa influenza sul calcolo della rata. Infatti i valori al 7-11-2013 del tasso interbancario europeo sono pari allo 0,129% per l’euribor ad 1 mese, dello 0,228% per quello a 3 mesi e dello 0,341% per il tasso a 6 mesi. Certamente il mercato interbancario non abbatterà dello 0,25 quei valori, né è sperabile che le banche rivedano i pesantissimi spread imposti. Abbiamo, comunque, considerato mutui da 100 mila, 150 mila e 200 mila euro, a 10, 20, 30 anni trattati al 3,75 %, ipotizzando una ripercussione meccanica dello 0,25 per cento che porti il tasso al 3,50%. La diminuzione della rata può andare dagli 11 euro mensili (132 annui) per un mutuo da 100 mila euro a 10 anni, fino ai 28 euro mensili (336 annui) per un mutuo da 200mila euro a 30 anni”. (Red)