A PAVIA “LE INCISIONI DEL BAROCCO”
Un tuffo a piè pari nel Seicento, tra i maestri dell’incisione italiana e fiamminga: Rembrandt, Van Dyck, Guido Reni, Annibale Carracci, Simone Cantarini, Antonio Tempesta e molti loro “colleghi” sono protagonisti de “Le incisioni del Barocco”, la mostra organizzata a Pavia dalla Biblioteca Bonetta al Castello Visconteo. Accanto a una ricca selezione di stampe (più di 200 incisioni) di alcuni dei più importanti maestri dell’incisione italiana, olandese e fiamminga, la mostra presenta fino al 22 dicembre una quarantina di volumi di rarissime seicentine di proprietà della biblioteca Bonetta, e una selezione di legature storiche seicentesche, prevalentemente di area tedesca. Nella mostra pavese saranno esposti per la prima volta al pubblico una quarantina di volumi divisi per argomento: ci sono i libri d’emblemi, quelli religiosi e di medicina, i libri storici, geografici e i dizionari; e poi le biografie di uomini illustri, i trattati militari e un curioso manuale per il perfetto segretario. (red)
VIAGGIO NELLA BOLOGNA INDUSTRIALE
La prima grande trasformazione nel tessuto urbano di Bologna avviene fra gli anni ‘60 e ‘70 del Novecento, gli anni del grande sviluppo industriale della città che coincise con la decisione di destinare a insediamenti industriali aree prima a vocazione agricola. Da questo periodo e dalle sue nuove fabbriche è dedicata la mostra “I luoghi dell’industria” che si tiene fino all’1 dicembre al Museo della storia di Bologna, a Palazzo Pepoli Vecchio, con le foto di Ivano Adversi che fa parte di un gruppo di fotoreporter e ricercatori orientati al reportage sociale e antropologico. Le fabbriche che costellavano la periferia di Bologna intorno agli anni ‘70 sono quelle maggiormente consolidate nella città, che avevano resistito al periodo del decentramento promosso negli anni della grande crescita e della trasformazione definitiva del paese da essenzialmente agricolo a paese industriale. Sono le fabbriche nelle quali si venne consolidando il modello economico emiliano, un modello teso a promuovere, accanto e insieme alla crescita economica anche l’inclusione e la mobilità sociale. Sono anche le fabbriche che più di quelle decentrate, vissero il vento degli anni ‘68/’70, gli anni in cui la protesta studentesca intercettò e in qualche modo portò a maturazione quanto le lotte operaie avevano fatto emergere, sia rispetto alla critica dell’organizzazione gerarchica sia alla questione della democrazia sindacale. Sono le grandi fabbriche della stagione del Consigli, quali ad esempio la Minganti, la Sasib, l’Amga. Ora molte di loro si sono trasformate, altre hanno chiuso, altre ancora hanno smantellato gli impianti per poi ricostruirli all’estero. Al loro posto sono sorti palazzi, centri commerciali, negozi, o semplicemente sono rimasti i capannoni e il loro senso di abbandono e a volte di degrado. Il progetto fotografico intende, tramite l’uso della fotografia panoramica, mostrare questo cambiamento, portare all’attenzione della città quello che era il tessuto industriale di Bologna. (red)
BODONI, PRINCIPE DEI TIPOGRAFI
La grande mostra su “Bodoni Principe dei tipografi nell’Europa dei Lumi e di Napoleone”, nel bicentenario della morte, presenta a Parma fino al 12 gennaio alla Biblioteca Palatina e alla Galleria Nazionale, nella scenografia suggestiva di ambienti meno noti del Teatro Farnese, le meraviglie uscite dai torchi del grande tipografo – dalla Bibbia di Gutenberg della metà del 15.mo secolo, alle più importanti edizioni della tipografia europea – ed il mondo culturale, economico e istituzionale delle corti italiane ed europee che in Bodoni trovarono l’artigiano-artista in grado di dar forma di libro alle loro istanze, idee ed ideali. Bodoni divenn riferimento per il mondo culturale ed intellettuale, di scrittori, pensatori, storici: Parini, Monti, De Azara, Alfieri, Pindemonte, Foscolo, Benjamin Franklin, Madame de Stael, Stendhal. Alle loro idee seppe dare non solo forma fisica, trasponendole in libri di grande eleganza e rigore, ma anche ampia diffusione. Accanto alla Biblioteca Palatina e alla Galleria Nazionale che ospitano l’esposizione negli spazi prestigiosi del complesso monumentale della Pilotta dove, tra l’altro, Bodoni visse ed operò, hanno collaborato alla co-organizzazione della manifestazione la Fondazione Museo Bodoniano e la Fondazione Cariparma.(red)
CENTO FACCE CONTRO L’INTOLLERANZA
In occasione della giornata internazionale della tolleranza indetta dall’Unesco, che si celebra il 15 novembre, si tiene a Palermo, ai “Carceri dei Penitenziati” del Complesso Monumentale dello Steri messi a disposizione dall’Università, la mostra “Rispetto” – 100 volti contro l’intolleranza” che, fino al 15 dicembre, presenta cento ritratti fotografici di attori, pittori, scultori, professori, magistrati, giornalisti, registi, poeti, intellettuali – tra cui magistrati Antonio Balsamo ed Antonio Ingroia Antonio, il pittore Bazan ed il puparo Mimmo Cuticchio -, tutti legati in qualche modo alla città di Palermo e che “indossano” un messaggio contro l’intolleranza, per la libertà e contro il razzismo. I ritratti sono firmati da Francesco Seggio, noto fotografo palermitano, fortemente impegnato nel sociale. L’inaugurazione, alle 18, sarà preceduta da una breve presentazione di Roberto Lagalla , magnifico rettore Unipa, Aurelio Pes , drammaturgo e critico d’arte, Salvatore Cusimano, giornalista, Nicolò D’Alessandro, artista, Aldo Gerbino, ordinario di istologia ed embriologia, critico d’arte. Oltre ai 100 ritratti ci sarà anche la proiezione di uno show-reel con immagini relative alle lotte per l’eguaglianza e la tolleranza e contributi grafici e sonori. Con il patrocinio dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati.(red)
IN SPAGNA IL “DEBUTTO” DEI MACCHIAIOLI ITALIANI
Una grande mostra dedicata ai macchiaioli italiani – da Giovanni Fattori a Silvestro Lega, da Telemaco Signorini a Giuseppe Abbati, da Giovanni Boldini ad Odoardo Borrani – è allestita fino al 5 gennaio dalla Fundacion Mapfre di Madrid, che produce l’esposizione insieme al Musées d’Orsay e de l’Orangerie di Parigi, dove è stata recentemente presentata. La mostra riunisce circa 70 dipinti provenienti da alcune delle più prestigiose collezioni pubbliche e private italiane, da Palazzo Pitti alla Galleria nazionale d ‘Arte Moderna di Roma, a Ca’ Pesaro. Si tratta della prima mostra sul movimento che si tiene in Spagna , nonostante l’importanza e l’influenza dei Macchiaioli sulla pittura spagnola alla fine dell’Ottocento. Nel titolo proposto dal comitato organizzativo (Marie-Paule Vial, direttrice del Museo dell’Orangerie, Isabelle Julia, conservatore generale del Museo d’Orsay, Beatrice Avanzi conservatore del Museo d’Orsay e Maria Lopez, conservatore capo della fondazione Mapfre) “I Macchiaioli 1850-1877. impressionisti italiani?”(che nella tappa spagnola diventa affermativo: “Macchiaioli. Realismo impressionista in Italia”) si ripropone l’annosa questione, dibattuta soprattutto dalla critica dell’anteguerra, su un possibile parallelismo tra il grande movimento capeggiato da Monet, Pissarro e Degas e il gruppo del Caffè Michelangiolo. (red)