Roma, 29 nov – Il Consiglio Generale degli Italiani all’Estero “conferma la sua viva preoccupazione in ordine all’ipotesi, che nella interlocuzione con i rappresentanti del Senato ha trovato chiara conferma, della presenza degli eletti all’estero nella sola camera delle autonome, in caso di riforma monocamerale del Parlamento. Il Cgie considera le forme della rappresentanza una conseguenza dei diritti di piena cittadinanza degli italiani all’estero”. Lo afferma il documento di valutazione degli incontri istituzionali avuti presso Camera e Senato dal Cgie nei giorni precedenti all’assemblea plenaria, che si chiude oggi alla Farnesina. Il Cgie “ricorda che nessuna soluzione inerente la rappresentanza può essere avanzata sacrificando la cittadinanza degli italiani all’estero e il principio di parità tra i cittadini, cardine della Carta Costituzionale. L’esclusione dalla Camera che ha il potere di costituire il Governo e di votare le leggi fondamentali dello Stato sarebbe un dimezzamento di cittadinanza – si legge – Per il Cgie la rappresentanza degli italiani all’estero si è storicamente strutturata in tre livelli e tale deve rimanere per dare una voce diretta alla comunità, per consentire un coordinamento a livello nazionale e continentale, per dialogare con tutte le istituzioni dello Stato”.
(Sis)