Paul McCartney racconta in un’ intervista esclusiva a Rolling Stone – che gli dedica la copertina del numero in edicola da domani – di uno speciale collaboratore al suo fianco da almeno qualche decennio e presente anche durante la registrazione del suo ultimo album “New”: “Quando non sono sicuro di una cosa la passo a John. Lui mi dice: ‘No amico, questo non lo puoi fare’. ‘Va bene, hai ragione. E se facessi così?’. ‘Molto meglio’. Insomma, ne discuto con lui come se fosse ancora con me. E’ una cosa molto importante, lo faccio spesso, è un’abitudine che non voglio perdere”. Il musicista – che il prossimo 18 giugno compirà 72 anni – parla anche dell’ importanza della riconciliazione e della fine dei vecchi rancori. Con Yoko Ono, con John Lennon, con chiunque: “Penso sempre a quello che mi direbbe George: ‘ Paul, non vuoi lasciare in giro nella tua vita queste cose'”. C’è un limite però. Mark David Chapman (l’ uomo che l’ 8 dicembre 1980 ha sparato a John Lennon uccidendolo, ndr): “Quella è un’ azione compiuta da un imbecille totale. Non è una di quelle situazioni in cui non vai d’ accordo con qualcuno e litighi; è qualcosa di molto più grave e qualunque cosa sia stata, malvagità o follia, secondo me è imperdonabile. Penso che potrei perdonare chiunque, ma non vedo perché dovrei perdonare lui. E’ una persona che ha fatto una cosa completamente folle e definitiva, perché dovrei gratificarlo con il mio perdono?”. (Red – 9 gen)