Ci sono molti tratti comuni nelle politiche dei governi che gli italiani hanno conosciuto negli ultimi tre anni.
Alcuni dei provvedimenti più popolari del governo Renzi – dal taglio dei consiglieri provinciali al pagamento dei debiti dello Stato – sono eredità del governo Letta, che a sua volta aveva portato a compimento alcune importanti riforme del governo Monti. Per non dire degli obblighi contratti con l’Europa, sottoscritti dal governo Berlusconi, perfezionati da Monti, subiti da Letta e che Renzi ora sarebbe ben felice di non dover onorare. Uno per tutti, l’obbligo di abbattere in 20 anni il rapporto tra debito pubblico e Pil, riportandolo a quota 60% dal 134 attuale. Impresa titanica.
L’ obbligo, che erroneamente si fa risalire al fiscal compact, è contenuto nel regolamento comunitario che il consiglio europeo approvò nella seduta del 23 ottobre 2011, presente per l’Italia Silvio Berlusconi. Adesso il problema è non farsi strangolare da quel patto invero assai stupido.
Stupido perché 60% era il rapporto medio debito/Pil tanti fa, prima che scoppiasse la peggiore crisi economica dell’ultimo secolo, mentre ora la media europea è quasi del 90%. E poi perché non ha senso il termine dei 20 anni per mettersi in regola. I 20 anni – come fa notare sull’Espresso il blogger Ernesto Maria Ruffini – sarebbero un termine ragionevole per un paese che avesse ancora ampi spazi di crescita, in un mondo sottosviluppato e fatto più di colonie che di stati indipendenti, come dopo la seconda guerra mondiale. Ma non ha più senso per paesi maturi, che gridano al miracolo quando crescono del 3%. Bastano due conti per capire che l’Italia centrerà l’obiettivo in vent’ anni solo se il suo PIL nominale aumenterà ogni anno del 4,5%. Risultato impossibile.
Per questo – visto che il patto l’ha firmato Berlusconi, deve onorarlo Renzi ma rischiano di pagarlo a caro prezzo tutti gli italiani – sarebbe opportuno rinegoziarlo al più presto, presentandosi al tavolo con una voce sola, come fa un Paese serio con le grandi questioni di interesse nazionale.
(02 apr)