(23 mag) – Tra un anno o due è probabile che solo pochi appassionati ricorderanno il risultato delle elezioni europee che si tengono domenica, e che pure sono politicamente così importanti. Sarà anche perché del lavoro dell’europarlamento arriva in genere un’eco lontana, e diventa difficile controllare se impegni e promesse vengono mantenuti. Meno effimero sarà invece il destino degli altri responsi attesi per domenica sera, quando si conosceranno i nomi dei nuovi presidenti delle regioni Piemonte e Abruzzo ma soprattutto dei nuovi sindaci di 4.106 comuni, oltra la metà di tutti i comuni italiani.
Per quanto non siano stati risparmiati dall’ondata di sfiducia che ha travolto la politica, i sindaci conservano le posizioni di testa nelle graduatorie che misurano la fiducia dei cittadini nelle istituzioni. Sono apprezzati più dello stato, più dei sindacati, più delle banche ma soprattutto molto più del Parlamento e dei partiti.
Domenica andranno al voto migliaia di piccoli comuni ma anche 27 capoluoghi di provincia e 15 città con più di 100 mila abitanti. Si tratta di Bari, Bergamo, Ferrara, Firenze, Foggia, Forlì, Livorno, Modena, Padova, Perugia, Pescara, Prato, Reggio Emilia, Sassari e Terni. Le partite più importanti si giocheranno a Firenze, Bari e a Padova, tre città dove il Pd cercherà di riconfermare il suo primato.
C’è attesa anche per il risultato dei 5 Stelle, che si presentano in 591 comuni e vengono dati in corsa per molti ballottaggi.
I posti in palio – tra sindaci, assessori e consiglieri – sono circa 68 mila, 26 mila in più rispetto al passato. Questo per garantire le minoranze. Ma l’aumento di organico sarà a costo zero. La riforma Delrio stabilisce infatti che per gettoni e indennità non si possa spendere più di quanto si spendeva prima. E il Sole ha calcolato che alla fine un consigliere regionale costa circa come 1.200 consiglieri di un piccolo comune.