(21 ago) C’è vita nei laghi subglaciali dell’Antartide, ambienti estremi immersi nell’oscurità, sottoposti a pressione elevatissima, da millenni isolati dall’atmosfera dalla spessa calotta glaciale. La scoperta ha implicazioni sugli studi riguardanti la vita in vari ambienti estremi sia terrestri che di altri pianeti del sistema solare. Sviluppando un’innovativa tecnologia di perforazione ad acqua calda e raggi ultravioletti, protetta così dal rischio di contaminare ambiente e campioni, i ricercatori hanno prelevato microrganismi viventi nelle acque del lago subglaciale Whillans, coperto da 800 metri di calotta glaciale. La presenza di ecosistemi nei laghi subglaciali è tale da influenzare la composizione chimica e biologica dell’Oceano Meridionale, il mare vasto e biologicamente produttivo che circonda il continente Antartico, sostengono i ricercatori in un articolo pubblicato oggi sulla rivista scientifica Nature e intitolato “A microbial ecosystem beneath the West Antarctic Ice Sheet”. Tra gli autori, l’italiano Carlo Barbante, chimico e paleoclimatologo dell’Università Ca’ Foscari Venezia e direttore dell’Istituto per le dinamiche dei processi ambientali del Consiglio nazionale delle ricerche (Idpa-Cnr). L’articolo ha come co-autori ricercatori da Montana State University, Scripps Istitution of Oceanography, St. Olaf College del Minnesota, University of Tennessee e la britannica Aberystwyth University. (Red)