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Agroalimentare, made in Piemonte in missione in Uk

it@withub.it by it@withub.it
2 Settembre 2014
in Archivio BigItaly focus
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(2 set) Confetture, dolciumi, insaccati. E poi conserve, caffè e formaggi: sono le specialità che i piccoli produttori artigiani di Piemonte e Valle d’Aosta proporranno al pubblico londinese, costituito dai buyer di negozi di delikatessen, catene alimentari di livello quali Harrods o Selfridges, ristoratori, chef, distributori e grossisti. L’appuntamento è a Londra dal 7 al 9 settembre. Otto imprese, di Cuneo, Torino e Aosta, sono infatti tra gli espositori di Speciality & Fine Food Fair: appuntamento di riferimento per buyer inglesi interessati a prodotti alimentari e bevande artigianali e di fascia alta. La presenza delle imprese italiane a Londra rientra nel Progetto Integrato di Filiera (PIF) Piemonte Food Excellence gestito dal Centro Estero per l’Internazionalizzazione (Ceipiemonte) su incarico di Regione Piemonte, Unioncamere Piemonte e delle Camere di commercio del Piemonte e Valle d’Aosta, ed è realizzato con la collaborazione del Centro Estero Alpi del Mare. “Il Regno Unito è un mercato vivace, che richiede sempre più prodotti di qualità e dove il made in Italy è molto apprezzato – spiega Giuseppina De Santis assessore alle attività produttive della Regione Piemonte – l’agroalimentare – aggiunge – è per la nostra Regione un settore strategico”. Le opportunità in Gran Bretagna, inoltre, sono molteplici: l’attenzione ai temi ambientali e etici sta, infatti, facendo incrementare la fascia di consumatori disposta a sperimentare prodotti che, pur avendo un prezzo superiore, rispondono a requisiti di qualità, di sostenibilità e eticità o sono legati alla tradizione. Non va dimenticato poi, che alcuni segmenti del mercato sono particolarmente sensibili al “made in Italy” e alla qualità del cibo italiano, come i local (ovvero coloro che acquistano prodotti freschi e naturali, preferibilmente da piccoli punti vendita) e i puristi (coloro che acquistano esclusivamente prodotti di elevata qualità, freschi e biologici) in grado di distinguere tra il private label “italianeggiante” e l’autentica qualità del made in Italy. (red)

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