Due inviti al Comitato per le questioni degli italiani all’estero del Senato da parte dei patronati: il primo a insistere con il ministero del Lavoro per la riforma della pubblica amministrazione; il secondo a farsi sentire con la Farnesina per un riconoscimento formale del lavoro a favore degli italiani all’estero da parte dei patronati. Da una parte c’è Gianluca Lodetti, responsabile del coordinamento estero dell’Inas: “Il Comitato stimoli il ministero del lavoro a portare avanti questa riforma”; dall’altra Morena Piccinini, presidente Inca: “C’è l’esigenza di poter avere una formalizzazione della nostra azione presso il ministero degli Esteri, tramite protocolli e una relazione strutturata. Sarebbe importante in nome della trasparenza che ci contraddistingue”. E anche Mario Castellengo, che da vicepresidente Ital Uil spiega: “Sono disponibile anche a una ipotesi di riforma dei patronati, ma innanzitutto bisogna applicare l’accordo con il ministero degli Esteri”. Ma sul rapporto con tra patronati e Mae, il presidente del Comitato Claudio Micheloni è chiaro: “Il ministero degli Esteri ha subito tagli molto superiori ad altri ministeri, questo implica che c’è bisogno di una presa di coscienza del fatto che serve mettere altri fondi. Immaginare che da questo Comitato esca un input a sviluppare questi rapporti con la Farnesina senza che vi siano altri fondi, sarebbe una presa in giro”. Quello dei tagli ai fondi è un problema molto sentito dai tanti e capillarmente diffusi patronati all’estero: nell’audizione di oggi lo confermano tutti i rappresentanti intervenuti, specie in relazione alla mole di lavoro paradossalmente aumentata proprio dall’opera di riorganizzazione della rete consolare. “La macchina dei patronati Acli all’estero attualmente sta lavorando fuori giri – spiega il dg Paolo Ferri – Operiamo in 20 paesi, abbiamo 85 sedi riconosciute e 150 dipendenti, svolgiamo 250 mila pratiche annue” dati che segnalano “un crescita dell’attività che non si compensa con i costi che certe strutture devono affrontare per continuare il servizio”. Per la Piccinini i patronati “hanno una grande importanza per le comunità all’estero, sia per quanto riguarda la mobilità degli italiani sia per l’insediamento dei nostri patronati nei paesi di immigrazione verso l’Italia per un servizio volto a favorire l’integrazione e la conoscenza delle norme del nostro Paese. Vantiamo una azione complementare verso le istituzioni tutte. L’Inps ha chiesto a noi oneri molto maggiori, in più c’è la complementarietà con le reti consolari in un momento in cui la riorganizzazione fa sì che le distanze siano sempre maggiori tra cittadini e istituzioni. Il nostro compito si è ampliato”. Per Sante Marzotto, vicepresidente Inas, “non è la prima volta che si parla di tagli ai patronati. Adesso però basta: c’è un punto critico sotto il quale non si sta più in piedi. Se non ci mettono in un angolo siamo pronti a dialogare. A noi non viene consentito di mettere la nostra efficienza e capillarità al servizio dei nostri connazionali, nella spending review ci hanno proposto uno scambio, non toccare l’Italia, ma tagliare all’estero. Un taglio che non accetteremo mai”. E Castellengo sottolinea: “Stiamo facendo un grande sforzo di personale ed economico per sostituire il lavoro che facevano i consolati, si tratta di un lavoro suppletivo totale. Siamo lì per dare un servizio gratuito ai nostri cittadini, e quelli all’estero ne hanno molto più bisogno, perché i consolati non ci sono più e l’Inps non c’è”. (Sis – 13 nov)