Ilaria Borletti Buitoni Dell’Acqua è una signora che di se stessa scrive di essere diventata relativamente nota al grande pubblico soprattutto per i suoi molti capelli e i suoi molti cognomi.
L’autoironia è una qualità rara, soprattutto in chi fa politica, ma non è l’unica cosa preziosa che si rintraccia nel racconto intitolato “Cammino controcorrente” (Mondadori), che un po’ un’autobiografia, un po’ la storia dell’ascesa e della caduta della grande borghesia lombarda di cui la deputata è figlia ed esponente.
Tra le rarità contenute nel libro di Ilaria Borletti Buitoni si segnala anche la fiera confutazione della damnatio memoriae a cui sono stati condannati Mario Monti e il suo governo.
Un paese fermo, bloccato da decenni, nel quale non c’è lavoro per i giovani, incapace di rappresentare un contesto allettante per qualsiasi tipo di investimento, con un ritardo colpevole nelle infrastrutture, un paese in queste condizioni sembra aver trovato in Mario Monti un ideale capro espiatorio, rinunciando ad aprire un vero e serio dibattito sulle responsabilità della classe politica che ha governato negli ultimi vent’anni.
A Ilaria Borletti (che per Scelta Civica nel 2013 fu capolista a Milano) questo sembra assurdo, così come le sembra inspiegabile il fatto che siano stati completamente rimossi i dati macroeconomici di quel drammatico autunno 2011, quando Napolitano chiese a Monti di presiedere un governo di emergenza nazionale, con ministri tecnici che – lasciando le loro professioni quasi sempre molto più remunerative – accettarono di condurre attraverso un mare in tempesta la barca che stava affondando. Impedendo così che in Italia sbarcasse la troika.
Destra e sinistra hanno archiviato il governo Monti come uno dei peggiori della storia repubblicana, ma si tratta di un giudizio che il resto del mondo non condivide e che ha più a che fare col nostro rancoroso “cupio dissolvi” che con la realtà dei fatti. Forse è il momento di rivederlo. (9 mar)
