Il 2 marzo l’Istat ha reso nota una serie di dati sull’occupazione che indicano un aumento medio su base annua di 125mila unità, lo 0,5% dell’occupazione complessiva. L’Istat segnala dunque un’ inversione di tendenza, interessante anche se non consistente.
Un aumento medio dello 0,5% non va accolto con squilli di tromba, perché ci mancano 3 milioni di occupati per avere un tasso di occupazione in media europea e 5 milioni per essere in media tedesca. Ma va salutato con soddisfazione perché è meglio del segno meno che durava da 7 trimestri. Fatta questa premessa, Nicola Cacace – ex presidente di Nomisma ed esperto di scenari economici – è andato a vedere cosa si cela dietro i dati Istat, quali sono le caratteristiche di questi nuovi posti di lavoro. E ha scoperto che i circa 125mila occupati in più sono il saldo tra 425mila “over 50” in più e 300 mila giovani o comunque “under 50” in meno. Evidentemente l’offerta di lavoro preferisce gli anziani, anche perché questi ultimi sono più favorevoli ad accettare paghe basse, diritti ridotti e orari lunghi.
Va poi detto che da anni una domanda fatta soprattutto di lavori umili e mal pagati incontra un’offerta prevalentemente di stranieri: servizi alla persona, colf e badanti, baristi e camerieri, mungitori e raccoglitori, sono questi i lavori che il paese più vecchio del mondo, con una produzione di beni e servizi tra le meno innovative , sa offrire. E infatti Cacace ha scoperto che il saldo positivo dell’occupazione nasce grazie agli stranieri e al loro lavoro povero.
L’ultima osservazione è che dei 125mila occupati in più, 100 mila sono precari, anche se proprio ieri il ministro Poletti ha fatto sapere che nei primi due mesi dell’anno sono stati attivati 79 mila contratti a tempo indeterminato in più rispetto ai primi due mesi del 2014.
(red – 27 mar)
