ROBERTO DE GAETANO RACCONTA NANNI MORETTI
In libreria a metà maggio la seconda edizione aggiornata del fortunato volume di Roberto De Gaetano, “Nanni Moretti. Lo smarrimento del presente” (Pellegrini Editore), che arriva fino all’ultimo film del grande regista italiano: “Mia madre”. Il libro entra nel corpo vivo del cinema di Nanni Moretti con una lettura originale, che misura tutta l’incandescenza del rapporto di un cineasta con l’attualità italiana, e con un presente inquieto, irrisolto, molte volte doloroso, spesso comico. Arrivando all’analisi del suo ultimo film, l’autore attraversa l’opera di uno dei più importanti registi italiani, analizzandone i più rilevanti nuclei tematici e stilistici, e misurando il rapporto che intesse con le forme della tradizione del nostro cinema, a partire dalla commedia. Il cinema di Nanni Moretti non ha avuto solo la capacità di rappresentare in forma unica il nostro presente, ma anche quella, caratteristica dei grandi maestri, di anticiparlo (come ne “Il caimano” o in “Habemus Papam”). De Gaetano – ordinario di Filmologia presso l’Università della Calabria – affronta da vicino, in un corpo a corpo intenso, tutta la potenza e l’originalità dell’opera di Moretti, mettendone in rilievo anche tutti gli elementi di anticipazione e di restituzione di un sentimento incerto e inquieto del presente.
“DOVE TI PORTA IL CALCIO” DI MASSIMO MARIANELLA
Domenica 29 agosto 1993 la sua voce è entrata nelle case degli italiani per commentare il primo posticipo nella storia della serie A, trasmesso in pay tv (l’allora Tele+2). Oggi, invece, è la sua penna a far notizia, permettendogli di firmare la prima pagina di una nuova avventura editoriale. È uscito infatti il primo libro di Massimo Marianella, giornalista e telecronista di Sky Sport (in carriera ha commentato più di 2.500 partite), dal titolo “Dove ti porta il calcio – Tour d’Europa attraverso gli stadi”, scritto con Letizia Conte ed edito da Mondadori (pp. 280, euro 24). Una guida completa attraverso nove capitali europee, cui si aggiungono Barcellona e Monaco di Baviera, capitali della Catalogna e della birra, oltre che del calcio continentale. Nel libro si alternano a ritmo incalzante storie di stadi, squadre di club e indicazioni preziose su hotel e ristoranti. “Molte volte mi è capitato di sentirmi fare domande ‘logistiche’ da italiani incontrati all’estero: ho voluto mettere per iscritto tutte le risposte, indicando gli alberghi più confortevoli, i ristoranti in cui si mangia meglio e i mezzi di trasporto più comodi per muoversi in città”. Ma la “Guida Marianella”, come è già stata ribattezzata, non è solo di stampo calcistico: sfogliandola, infatti, è possibile apprezzare le città anche da un punto di vista culturale e artistico, con particolare attenzione a musei, moda, arte in tutte le sue forme, incluso lo shopping.
“NON SUCCEDERA’ MAI PIU’”, INCHIESTA SU VIOLENZA DONNE
“Non succederà mai più”: quanti uomini hanno pronunciato questa frase dopo aver picchiato una donna; a volte sotto shock per aver capito quel che avevano appena fatto, altre quasi a cercare un’assoluzione. “Non succederà mai più” è anche il grido che ogni donna picchiata o abusata rivolge a se stessa per fermare la discesa nel precipizio del dolore e della paura e provare a risalire. Queste quattro parole, così incisive, danno il titolo al nuovo libro di Rossella Diaz, giornalista e già scrittrice de “I labirinti del male” con Luciano Garofano, ex generale dei Ris di Parma. “Non succederà mai più. Donne e uomini nel tunnel della violenza” (Infinito Edizioni, pp. 132, euro 12) è un’inchiesta sul campo: l’autrice entra nei centri di ascolto per uomini violenti e per donne abusate e nelle case rifugio, dà voce a vittime, persecutori, associazioni e addetti ai lavori, fa i conti dei costi sociali ed economici della violenza e del femminicidio, incontra le donne della politica italiana, pretendendo da loro risposte. E mette sul banco degli accusati l’informazione-spettacolo, che banalizza la violenza riducendola a un misero docu-reality. Il testo è impreziosito da voci della musica e della scrittura: segno che l’arte e l’informazione sono essenziali per sensibilizzare su queste tematiche e far arrivare il messaggio alle donne e soprattutto agli uomini. Nel libro troverete la poetica e delicata prefazione del cantautore emiliano Marco Ligabue e l’introduzione del giornalista Matteo Gamba (Vanity Fair), che dal blog Diario di Adamo si occupa di tematiche culturali e sociali, soprattutto di stalking. Infine, chiude il testo la postfazione Andrea Vogt, nota giornalista e documentarista americana per testate cartacee e televisive come Guardian, Telegraph, BBC, Discovery Channel.
SEI AUTORI RACCONTANO LA “CRISI IN GIALLO”
Denuncia sociale, spietato realismo e consapevole empatia è ciò che accomuna i racconti gialli dell’antologia “Crisi in giallo” (Sellerio, pp. 290, euro 14). Scritti da autori (Nicola Fantini, Laura Pariani, Marco Malvaldi, Dominique Manotti, Antonio Manzini, Francesco Recami, Gaetano Savatteri) i cui eroi hanno altrove dato prova della loro capacità di immergersi nel tessuto della società nei suoi risvolti più nascosti ed estremi. Il “giallo” si adatta magnificamente alla crisi economica. E non solo perché i migliori polizieschi sono sempre in fondo indagini sulla disperazione sociale. Ma anche perché la crisi economica dà rilievo a quella malinconia morale che pervade ogni storia nera: che i veri criminali, a ben guardare, sono ben altri del comune delinquente. Inoltre, lo sfondo di deserti industriali, di miseri in lotta per la pagnotta, di ex ricchi piombati nella vergogna del bisogno, di gesti clamorosi di chi non ha niente da perdere, di profittatori del bisogno estremo, di speculatori che giocano al ribasso dei beni sociali, di fughe di capitali, di truffe per furbizia o per fame, aggiunge alla finzione noir una forte dose di verità e di solidarietà umana. Tutto questo mescolarsi di denuncia sociale, di spietato realismo e di consapevole empatia è ciò che accomuna i sei racconti gialli che qui presentiamo.
“LINGUA MADRE”, ITALIANO E INGLESE NEL MONDO GLOBALE
Nella comunicazione globale, l’italiano è destinato a perire, rimanendo solo la lingua dei sentimenti? Oppure può convivere proficuamente insieme all’inglese e ad altre lingue secondo il principio che ‘più si è mescolati più si è ricchi’? Questi gli interrogativi che si pongono Gian Luigi Beccaria e Andrea Graziosi in “Lingua madre. Italiano e inglese nel mondo globale” (Il Mulino, pp. 128, euro 11). L’Italia vive da tempo una questione della lingua che tocca problemi d’identità e orgoglio nazionali. Ma il dominio dell’inglese è ormai un dato di fatto. Il linguaggio quotidiano ne fa un uso disinvolto e invasivo, mentre sempre più numerosi sono i corsi universitari tenuti in lingua inglese. Che cosa implica per il nostro patrimonio culturale l’ascesa dell’inglese come lingua veicolare? Un destino di subalternità? O viceversa l’opportunità di un arricchimento? Sul tema discutono uno storico contemporaneo come Graziosi e un italianista come Beccaria. Il primo prende atto del tramonto delle lingue nazionali come lingue scientifiche, ma coglie in questo processo anche la possibile, vitale affermazione di un plurilinguismo europeo. Il secondo difende con vigore l’uso dell’italiano a tutti i livelli, come dispositivo utile a promuovere una comunicazione diffusa e non solo d’élite.
ALLA SCOPERTA DI “VIA DELLE BOMBARDE” DI LUCIANA D’ALEO
“Colpisce subito nel romanzo di Luciana D’Aleo l’ambientazione di contesto. Affiorano immediatamente alla memoria Verga, Pirandello, Sciascia e Camilleri. E’ l’anima del sud che alberga nel suo vissuto di ragazza della città barocca per antonomasia: Lecce. La città di provincia, il vicolo, l’importanza delle gerarchie sociali, i rapporti di parentela che si mescolano a quelli di vicinanza. Personalità, affetti, storie intrecciate inesorabilmente per tutto l’arco del tempo di vita di ognuno”. Così Luisa Verdi parla del libro di Luciana D’Aleo: “Via delle Bombarde” (Besa Editrice, collana Comete 58). Nella sua recensione la giornalista e scrittrice spiega che “protagoniste assolute del libro sono le donne, le loro travagliate storie, la loro pochezza e i loro drammi. Gli uomini sono un po’ meno importanti”. “Il libro – continua Verdi – è molto moderno e cosmopolita, riguarda tempi più recenti e la condizione di ragazze del dopoguerra, degli anni ’60, prima del risveglio femminile”. (red)