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SABINO CASSESE
STRANIERO IN PATRIA

it@withub.it by it@withub.it
5 Maggio 2015
in Archivio Il Punto, Il punto HP
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“Dei nove anni in cui fui giudice alla Corte Costituzionale non mi sembra il caso di scrivere”, disse nel 2006 Giuliano Vassalli. Obiettò Sabino Cassese: ma se non ne scrive lui che ci è stato, chi altri deve o può scriverne? E dunque, quando è giunto il suo momento, quando cioè qualche mese fa ha a sua volta concluso il mandato alla Consulta, Cassese ne ha scritto.  Il risultato si intitola “Dentro la corte” ed è un evento, perché mai fino a oggi un giudice della Corte Costituzionale aveva descritto il funzionamento di un’istituzione così centrale nella vita della giustizia e della politica.
“Non abbiamo l’ultima parola perché siano infallibili, ma siamo infallibili solo perché abbiamo l’ultima parola” , disse una volta il giudice della Corte Suprema Jackson. E di tanta responsabilità Cassese è consapevole al punto da aver rinunciato, nel luglio scorso, a  una presidenza prestigiosa e remunerativa anche se breve, che sarebbe toccata a lui secondo il criterio dell’anzianità. Scrisse allora ai suoi colleghi che contava più l’interesse della Corte ad avere un presidente di lunga durata che il proprio desiderio di uscire con i galloni da generale.

Questo per dire di che pasta è fatto il professore emerito della Scuola Normale Superiore che, nel libro pubblicato dal Mulino,  racconta come maturarono alcune delle decisioni più note e discusse della Corte: dal caso Previti al lodo Alfano, dal referendum sulla legge elettorale alle intercettazioni del presidente della Repubblica, dalla fecondazione eterologa  alla costituzionalità del Porcellum. In qualche caso la Corte sembrò a Cassese un fortino assediato dagli indiani, in qualche altro le divisioni interne furono tali da indurlo a rifiutarsi di scrivere la sentenza. Quando Ciampi lo nominò giudice costituzionale, Berlusconi inizialmente  si rifiutò di controfirmare la nomina. E dunque – conclude Cassese citando il Winterreise musicato da Schubert – da  straniero sono giunto, da straniero me ne vo. 

 (6 mag)

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