I MAGGIORI CARTELLONISTI DEL ‘900
Il manifesto di affissione diventa il primo e il più efficace strumento di comunicazione di massa a partire dalla fine dell’Ottocento, quando lo sviluppo della tecnica di stampa litografica a colori permette alte tirature e la più larga diffusione sui muri delle città. “Comunicare fa bene, anzi benissimo.!”, fino al 31 maggio la Loggia della Mercanzia di Genova, presenta una selezione di manifesti pubblicati tra la fine dell’Ottocento e gli anni Cinquanta del Novecento e li accompagna con le letture di Ruggero Pierantoni, studioso della percezione acustica e visiva, che parte dal manifesto esposto per approfondire sulla molteplicità di segni e messaggi racchiusi in queste immagini d’epoca. Il testo delle sue letture è poi integrato da contributi multimediali (foto e video), che i visitatori potranno visionare attraverso i codici QR code stampati sui pannelli utilizzando smartphone e tablet o nella videoproiezione completa presente in mostra: documentari di CinecittàLuce, trasmissioni RAI, ecc. ma anche scene e trailer di film, in modo da poter ulteriormente contestualizzare l’opera esposta e il commento che l’affianca e ne approfondisce i significati. Ad esempio i manifesti di fine Ottocento riguardanti il viaggio verso le Americhe si intrecciano con lo spunto attualissimo della lettera scritta a Buenos Aires da un emigrante ai propri figli, il racconto del viaggio “… sine aire para respirar”. Il manifesto di Luigi Caldanzano “Lenti radioattive” (1917) fa scattare riferimenti a Madame Curie, Rosalind Franklin, ma anche a Puccini. E in modo analogo si passa attraverso il bozzetto del Rex (1932) al filmato coevo dell’Istituto Luce, ma anche alla scena del film “Amarcord” di Fellini, il bozzetto del manifesto “Esposizione internazionale E42” di Roma, con l’arco di Adalberto Libera, ci parla di Gaudì e dell’arco di Saint Louis progettato da Saarinen, mentre in un’intervista video Federico Fellini racconta la storia dell’EUR. (red)
LETTERE PERDUTE DEI MILITARI ITALIANI
Si intitola “Sue Proprie Mani” il progetto di Adrian Paci e Roland Sejko esposto fino al 7 giugno al MAXXI di Roma e commissionato da MAXXI Arte. Alla fine degli anni 2000 l’Archivio di Stato dell’Albania pubblicò la notizia del ritrovamento, nei suoi magazzini, di due sacchetti di iuta segnati con una semplice etichetta dal titolo: “Corrispondenza dei cittadini italiani in Albania”. Queste centinaia di lettere, scritte tra il 1945 e il 1946, dagli italiani che alla fine della Seconda Guerra Mondiale e si trovavano in Albania in attesa di essere rimpatriati e dei loro parenti in Italia, non sono mai giunte a destinazione. Frutto della collaborazione tra Adrian Paci, uno dei più interessanti artisti operanti in Italia, e Roland Sejko, regista e vincitore di un David di Donatello con il documentario “Anija – La Nave”, “Sue Proprie Mani” è una riflessione sulla presenza degli Italiani in Albania alla fine della Seconda Guerra Mondiale. Una videoinstallazione, con filmati girati nell’ex-palazzo di Re Zog a Durazzo e proiettati su 5 grandi schermi, mostra attori di provenienza internazionale in abiti d’epoca. Tra le loro mani una lettera: destinatari o mittenti, forse solo testimoni, appaiono e scompaiono, mentre in sottofondo vengono letti frammenti di quelle lettere mai lette. Tracciano così le vite di circa 24mila italiani (ex-soldati ma anche operai, medici, commercianti, ingegneri, giunti durante l’occupazione italiana) che a guerra finita sono rimasti intrappolati in Albania, senza poter tornare, pedine di scambio in un gioco politico che durerà fino al 1949, quando l’Italia e l’Albania instaureranno rapporti diplomatici. (red)
MILANO OMAGGIA MEDARDO ROSSO
La Galleria d’Arte Moderna di Milano dedica a Medardo Rosso una mostra costituita da un’ampia selezione delle sue opere per dar conto della sua intera vicenda artistica a 35 anni dall’ultima monografica che Milano ha dedicato allo scultore torinese, ma milanese d’adozione, unico artista italiano della sua epoca ad avere un respiro europeo. L’esposizione, allestita fino al 30 maggio, prende avvio con quattro delle più significative opere degli esordi di Rosso, tutte realizzate a Milano: il Birichino, prima opera comparsa nelle sale di Brera nel 1882, il Sagrestano, soggetto comico e quasi spietato del 1883, la Ruffiana, dello stesso anno, e Portinaria, 1890-1905 dal Museo di Belle Arti di Budapest. Numerose le opere che documentano la sperimentazione materica avviata dall’artista (l’utilizzo personalissimo e inconfondibile, di gesso, bronzo e cera) e il suo processo creativo che procede, nel suo percorso tormentato, per “sottrazioni”, fino al raggiungimento dell’esito desiderato, tra cui Bookmaker del 1894, testimone del periodo di più stretta vicinanza con Degas e Madame X del 1896, in prestito eccezionale da Venezia, che dialoga con una selezione di opere fotografiche, poiché come avviene per alcuni grandi pittori e scultori tra Otto e Novecento (si pensi in particolare a Degas e Brancusi) esporre le fotografie di Rosso accanto alle sue opere in bronzo, cera o gesso non ha solo un valore documentario. La fotografia della quale l’artista aveva una notevole conoscenza tecnica, era per lui occasione di un lavoro sulla materia e sulla luce, ormai svincolato dal confronto col vero: Rosso fotografa le sue sculture e i suoi disegni, per intervenire poi con viraggi, ingrandimenti, foto di foto, scontornature, collage, tracce di materia pittorica, tagli e abrasioni, fino ad accettare l’intervento del caso e dell’errore. (red)
ROMA VISTA DAI DESIGNER
Il progetto Alcantara-MAXXI giunge alla sua quarta edizione. Sotto il titolo “Local Icons. Greetings from Rome” è stato chiesto a sette autori, profondamente legati all’Italia, di proporre una piccola collezione ispirata a Roma e alla ricchezza del suo immaginario culturale, storico e popolare. L’unicità di Roma viene così rivisitata in chiave contemporanea. Filtrando la propria esperienza della Città eterna attraverso simboli, pensieri e immagini scelti da un repertorio tradizionale, nascono oggetti che parlano linguaggi diversi grazie alle straordinarie capacità di interpretazione di Alcantara. I protagonisti del progetto, allestito fino al 7 giugno, sono Gentucca Bini, Lanzavecchia + Wai, Marta Laudani e Marco Romanelli, Paola Navone, Patricia Urquiola, Stefano Giovannoni, Zanellato/Bortolotto.
FOTO D’AUTORE CON SMARTPHONE
Il Centro italiano della fotografia d’autore (Cifa) di Bibbiena (Arezzo), ente nato per volontà della Fiaf, la Federazione Italiana Associazioni Fotografiche, presenta Phone_Photography, una mostra incentrata su progetti fotografici di grandi autori che prevedono l’esclusivo utilizzo di smartphone, fino al 2 giugno presso il Cifa. La mostra nasce da un presupposto, ossia che uno smartphone nelle mani di “qualcuno che sa vedere” possa diventare una vera e propria macchina fotografica, capace di registrare la realtà, di interpretarla e realizzare “vere fotografie”. Saranno esposte le fotografie di Settimio Benedusi, Alberto Bianda, Alberto Bregani, Leonardo Brogioni, Gianni Cipriano, Mario Cresci, Stefano De Luigi, Giovanni Del Brenna, Edoardo Delille, Cosmo Laera, Martino Marangoni, Nino Migliori, Italo Perna/Silvia Tenenti, Efrem Raimondi, Ray Banhoff, Toni Thorimbert, Giacomo Traldi, Riccardo Venturi e Paolo Verzone. La mostra vede come partner tecnico Picwant, la prima app che permette a chiunque di pubblicare le proprie foto e video realizzati con lo smartphone e di venderli online sul sito picwant.com. (red)