(21 mag) Prospettive di rilancio per il commercio estero che torna a crescere del 5,6% nel 2015, arrivando a superare il 6% nel biennio 2016-2017. Sono i dati emersi nel corso della presentazione del XIII rapporto Ice-Prometeia “Evoluzione del commercio con l’estero per aree e settori”. È un cambio di marcia per gli scambi internazionali considerando che per ritrovare una crescita oltre il 5% per tre anni consecutivi occorre tornare al periodo 2005-2007. Il cambiamento è ancor più evidente se rapportato alla dinamica attesa per il Pil mondiale, analogamente espansiva, ma su ritmi che sono la metà di quello degli scambi. Già dal 2014 è tornato ad aumentare il contributo alla crescita dei mercati maturi, con un traino particolarmente rilevante del nord America. Gli Stati Uniti, in particolare, rappresentano il principale pivot del commercio internazionale, anche nell’orizzonte di previsione (7,7% la crescita dell’import attesa per l’anno in corso), con una domanda di beni dall’estero sopra al dato medio del commercio estero nel periodo 2015-2016. Anche se a ritmo di sviluppo inferiore anche i mercati dell’Europa occidentale consolideranno la ripresa in corso (4,8% medio annuo nel prossimo triennio). Segnali contrastanti arrivano, invece, dal mondo emergente che ha scontato nel 2014 il rallentamento cinese e nel periodo di previsione vedrà penalizzati soprattutto i grandi esportatori di materie prime. L’America Latina in particolare e l’Europa emergente, dove pesa la chiusura del mercato russo, subiscono un abbassamento del potenziale di crescita. “Dai dati del rapporto Ice-Prometeia vediamo come ci sia la rivincita dei Paesi maturi rispetto a quelli emergenti – afferma Riccardo Maria Monti, presidente dell’Agencia Ice, a margine della presentazione del rapporto -. Dobbiamo uscire dalla logica Paesi emergenti/Paesi consolidati – continua Monti -, in valore assoluto il mercato più interessante come potenziale di crescita è quello degli Stati Uniti, che esprime un surplus commerciale di 25 miliardi”. “E’ un mercato importante – conclude il presidente dell’Ice – in cui siamo già molto forti ma nel quale dobbiamo ancora focalizzare i nostri sforzi”. (Red / Sip)