Nel 2014, il Trentino-Alto Adige (in particolare la provincia di Bolzano) è la regione con la spesa media mensile più elevata (3.073,54 euro), seguita dalla Lombardia (2.950,06 euro); fanalino di coda la Calabria con una spesa media mensile (1.757,82 euro) di quasi 1.300 euro inferiore a quella delle regioni con la spesa più elevata. Lo rende noto l’Istat. Le famiglie residenti nei comuni metropolitani spendono in media circa 300 euro in più al mese di quelle residenti nei piccoli comuni (2.723,92 euro contro 2.409,96 euro). La quota di spesa alimentare, che in Lombardia, Trentino Alto Adige, Emilia Romagna e nei comuni metropolitani non raggiunge il 15% del totale, in Calabria supera il 24%. Ancora una volta va evidenziato che tale spesa non include quella per pasti e consumazioni fuori casa, che incide per circa il 5% nelle regioni settentrionali e scende al 2,6% in Puglia, Basilicata e Calabria. La ridotta possibilità di rivolgersi a più esercizi commerciali e di accedere a offerte concorrenziali, unitamente alla maggiore ampiezza familiare, comporta livelli di spesa per abbigliamento e calzature più elevati nei piccoli centri (128,45 euro contro 93,13 euro dei centri metropolitani), dove arrivano a rappresentare il 5,3% della spesa totale; quote di spesa ancora più elevate si registrano in Basilicata (6,6%), Sicilia e Puglia (5,8%).
TRASPORTI, SVAGO, SANITA’ Abitare in un piccolo comune fa crescere anche le spese di trasporto: 277,96 euro (11,5% della spesa totale), contro 204,93 euro delle aree metropolitane (7,5%). In particolare, nei piccoli comuni la spesa per trasporto privato è di quasi 100 euro superiore a quella dei comuni più grandi (260,74 contro 171,82 euro dei centri metropolitani), ma quella per trasporto pubblico è circa la metà (17,22 contro 33,12 euro). In generale, le regioni con i livelli di spesa più bassi mostrano quote di spesa più contenute per ricreazione, spettacoli, cultura e per i servizi di ricezione e ristorazione; tali spese, complessivamente, rappresentano il 5,8% della spesa totale per le famiglie della Basilicata, il 6% per quelle calabresi e ben il 13% per quelle residenti in Trentino-Alto Adige (il 15,6% in provincia di Bolzano). La diversa propensione alla spesa per la sanità è legata non solo alla maggiore presenza di anziani, ma anche alla diversa compartecipazione delle istituzioni locali alla spesa sostenuta dalle famiglie: per beni e servizi sanitari, la quota di spesa passa dal 5,6% della Valle d’ Aosta al 3,2% della Sardegna. Una parte consistente della spesa delle famiglie è destinata all’ abitazione. In Liguria e nel Lazio tali spese rappresentano oltre il 40%, si scende a meno di un terzo in Sicilia (30,4%) e Basilicata (30,6%). Le differenze sono notevoli anche rispetto al tipo di comune in cui si risiede, in quelli metropolitani le spese per l’ abitazione pesano sul bilancio familiare per il 43,6% contro il 33,6% dei comuni più piccoli.
L’AFFITTO A pagare un affitto per l’ abitazione in cui vivono è il 18,7% delle famiglie; nel Nord-ovest tuttavia la quota (22,7%) è più che doppia rispetto a quella delle Isole (11,1%) ed è nelle città metropolitane che raggiunge il valore massimo (25,6%). Nonostante la maggiore diffusione di affitti a prezzi agevolati, l’ affitto mediamente pagato nei grandi centri è di 484 euro al mese, oltre 100 euro in più di quello pagato nei piccoli comuni. Nelle Isole la spesa per l’ affitto è invece più bassa, in media 282 euro. Tra le famiglie che vivono in abitazioni di proprietà, il 19,3% paga un mutuo. Questa voce di bilancio, che interessa poco più di 3,5 milioni di famiglie, non rientra nel computo della spesa per consumi (configurandosi come un investimento) ma rappresenta un’ uscita consistente pari, in media, a 609 euro al mese. Sul territorio la spesa per il mutuo varia tra i 631 euro del Nord-est e i 535 delle Isole, senza rilevanti differenze tra piccoli e grandi comuni.
(red – 8 lug)