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Milano, le opere
acquatiche
di Omar Galliani

it@withub.it by it@withub.it
25 Settembre 2015
in Archivio speciali - Mostre
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MILANO, LE OPERE ACQUATICHE DI OMAR GALLIANI

Il progetto espositivo “Omar Galliani. Il disegno nell’acqua”, fino al 25 ottobre a Milano, parte di Expo in città, si compone di una mostra collocata in due sedi: all’Acquario Civico – uno dei principali monumenti lasciati a Milano dall’Esposizione Internazionale del 1906 -, dove è esposto un nutrito corpus di opere di Omar Galliani, dal 1979 ad oggi di cui molte inedite; e alla Conca dell’Incoronata con un’installazione site specific. In particolare all’Acquario Civico sono collocate opere generate dall’immersione nel liquido, come Aquaticus Liber (1978), un libro contenente opere racchiuse in buste di plastica con i resti del disegno di Ophelia d’après Millais, posto in acqua, unito a sedimenti organici e vegetali. Scrive la curatrice Raffaella Resch nel catalogo: “l’opera d’arte in Galliani è un organismo indipendente composta da parti che si dissolvono nell’ecosistema, per ricomporsi attraverso il ciclo dell’acqua e per così dire riprodursi, allo stesso modo della natura”. Proiettati anche due video: Omar Galliani, Fluire sulla musica di Erich Galliani, in cui Il 61enne artista di Montecchio Emilia parla del Po osservando un’esondazione, a pochi passi da dove è nato e dove vive. Con l’installazione Aquatica. La memoria dell’acqua appositamente ideata per la Conca dell’Incoronata – tratto scoperto del Naviglio del Tombon de San Marc con un sistema di chiuse originali progettate da Leonardo e da poco restaurate – Galliani esprime significativamente il rapporto acqua e opera, che interagiscono in progress sotto gli occhi del visitatore.Il grande polittico è formato da quattro tavole di pioppo di cui due realizzate a pennello con una miscela di grani di sale dell’Himalaya e albume che definiscono il volto di una donna con un’acconciatura che rimanda a modelli femminili leonardeschi, quali il dipinto perduto di Leda, oppure il bozzetto conservato al Castello Sforzesco; le altre due tavole sono dipinte a tinta unita a rappresentare la terra e il cielo. Grazie alla pioggia e agli agenti atmosferici, la natura definisce l’aspetto finale dell’opera e, paradossalmente, la sua dissoluzione.

FERRARA, OMAGGIO AI PIONIERI DELLA VIDEOARTE

Tra gli anni Settanta e i primi anni Novanta del Novecento, Ferrara è stata un laboratorio di sperimentazione della videoarte di rilievo internazionale. Il Centro Video Arte ha prodotto le sperimentazioni di artisti della statura di Fabrizio Plessi, Christina Kubisch, Angela Ricci Lucchi, Yervant Gianikian o Marina Abramovic che facevano i loro primi passi con i mezzi elettronici. Il corpus di opere giunto a noi è una preziosa testimonianza delle pratiche artistiche pionieristiche sviluppatesi in quegli anni attraverso il linguaggio video, all’intersezione tra Arte concettuale, Body art, Performance art, Land art. Questo patrimonio affascinante quanto fragile è però minacciato da un rischio di dissolvimento che grava su tutta la produzione in videotape, dovuto alle alterazioni strutturali del supporto analogico, all’obsolescenza delle piattaforme tecnologiche che ne permettono la riproduzione, ma anche alle profonde trasformazioni delle modalità di visione. Per recuperare e riportare in vita questo straordinario “archivio” di memoria artistica e storica, le Gallerie d’Arte Moderna e Contemporanea di Ferrara hanno avviato un progetto di preservazione e restauro che si giova della collaborazione con uno dei centri di riferimento internazionale in quest’ambito, i laboratori La Camera Ottica e Crea del Dams di Gorizia – Università di Udine. L’esposizione “Videoarte a Palazzo dei Diamanti. 1973/1979. Reenactment”, da oggi al 28 ottobre, intende presentare i primi esiti di questo lavoro d’equipe, riconsegnando al pubblico una selezione di opere video degli anni Settanta. La mostra è allestita nelle sale Benvenuto Tisi da Garofalo di Palazzo dei Diamanti, che sono state uno dei teatri delle multiformi iniziative del Centro. Ad aprire la mostra uno dei primi videotape di Fabrizio Plessi, Travel (1974), un viaggio nell’immaginazione poetica e proteiforme dell’artista, nutrita di suggestioni dall’elemento acquatico e dal contesto veneziano. Il percorso presenterà poi alcune delle opere più significative prodotte dal Centro Video Arte negli anni Settanta, tra cui Filo d’Arianna di Claudio Cintoli (1974), Stille Nacht di Christina Kubisch (1975) o Trace of Shadow di Giuliano Giuman (1976). Una sala della mostra si concentrerà poi su due opere di Ricci Lucchi-Gianikian, Viaggio di La Rose ed Essence (1975).

 

CASERTA, CAPOLAVORI ANTI-CAMORRA

Il meglio della pittura seicentesca ispirato al Caravaggio nei locali intitolati a don Peppe Diana, il parroco di Aversa ucciso dalla camorra nel 1994 per il suo impegno antimafia. “La luce vince l’ombra. Gli Uffizi a Casal di Principe” concentra l’attenzione sulla pittura del Seicento di artisti napoletani o legati a Napoli e comunque “affascinati” dall’espressione di Caravaggio: presentati nella Casa Don Diana di Casal di Principe – fino al 21 ottobre – 20 importanti opere della galleria degli Uffizi di Firenze. In mostra tele di Artemisia Gentileschi (Santa Caterina d’Alessandria), di Luca Giordano (Carità) e di Mattia Preti (Vanità) ma anche incursioni contemporanee, con Andy Warhol in testa, allo scopo di mostrare e valorizzare opere oggi custodite tra Napoli e Firenze. La mostra è la diciottesima tappa de La Città degli Uffizi, prima volta assoluta in Italia invece il luogo: la villa confiscata al killer Brutus, uomo di Gomorra, oggi recuperata per ospitare l’esposizione. Oltre alle magnifiche opere di questi grandi autori si potranno visitare i luoghi confiscati e gustare i prodotti d’eccellenza, come la mozzarella e il vino fatti nelle terre confiscate alla mafie, accompagnati dagli “Ambasciatori della Rinascita” giovani del luogo che racconteranno il bello e il brutto di questa terra martoriata ma felice di rinascere. La mostra vuole così contribuire alla quotidiana opera di costruzione di un’alternativa sociale ed economica per il rilancio di terre e territori che sono stati per anni spesso martoriati.  

 

BRESCIA, GLI SCULTORI DI D’ANNUNZIO

Fino al 31 ottobre, a Gardone Riviera, al Vittoriale degli Italiani, ‘Gli scultori di D’Annunzio – Anima e materia’, uno dei Padiglioni delle Belle Arti per Expo, nell’ambito dell’iniziativa voluta dal presidente della Regione Lombardia Roberto Maroni e curata dal critico d’arte e ambasciatore delle Belle Arti di Regione Lombardia per Expo Vittorio Sgarbi. Il Padiglione, che ha il supporto di GiGroup, si aggiunge ai Padiglioni gia’ inaugurati alla Villa Reale di Monza (‘La bella principessa di Leonardo’), a Mantova (‘Museo della Follia’), a Milano alla Chiesa di San Gottardo in corte (‘Giovanni e Nicola Pisano – Le origini della sculturamoderna’), a Villa Bagatti Valsecchi a Varedo/Mb (‘Expoarteitalia’) e al Museo Bagatti Valsecchi a Milano (‘Rinascimento’). Nel ‘Vittoriale degli Italiani’, ultima dimora del Vate, Sgarbi ed Alfonso Panzetta hanno curato una mostra con opere di Arrigo Minerbi, Adolfo Apolloni, Giacinto Bardetti, Enrico Mazzolani, Renato Brozzi, Sirio Tofanari, Mazzucotelli, Costantino Barbella, Renato Bertelli, Adolfo Wildt, Ercole Drei, Umberto Bellotto, Duilio Cambellotti, Carlo Pizzi, Francesco Nonni, Leonardo Bistolfi, Michele Guerrisi e Libero Andreotti.

 

 

PARMA, L’ARTE E LA FOLLIA DI LIGABUE E GHIZZARDI

Il Labirinto della Masone di Fontanellato, nel Parmense – spazio che ospita la collezione d’arte di Franco Maria Ricci (circa 500 opere dal Cinquecento al Novecento) – apre al pubblico per la prima volta presentando la mostra “Arte e Follia. Antonio Ligabue, Pietro Ghizzardi” curata da Vittorio Sgarbi, all’interno del circuito ufficiale Expo, fino al 31 ottobre. Il percorso si compone di 30 capolavori di Antonio Ligabue e 50 di Pietro Ghizzardi, di cui 9 inediti. L’iniziativa rappresenta, per i milioni di visitatori di provenienza internazionale in arrivo per Expo, l’occasione di godere dell’opera di due straordinari protagonisti dell’arte della seconda metà del XX secolo, messi a confronto per individuarne le caratteristiche peculiari. Ecco dunque Ligabue e Ghizzardi che raccontano insieme se stessi e la loro vicenda individuale, illustrano il loro personalissimo mondo creativo, unici nel loro genere, contemporanei nel limite ristretto di una topografia padana di pianura inventata e riscritta dal lavoro dell’uomo. Entrambi hanno conosciuto la marginalità sociale, le difficoltà dell’esclusione e della povertà, la modestia di una formazione e di un bagaglio culturale che li obbligava a cercare in se stessi i motivi per un’iconografia che ricostruisse il loro mondo fantastico, permettesse loro di comunicare con gli altri e raccontare le emozioni più profonde ed autentiche. Entrambi hanno quindi creato un linguaggio artistico assolutamente personale, al di là ed al di fuori di scuole, maestri e modelli: una affabulazione delle metafore della loro esistenza, dei loro sogni e dei loro desideri. Entrambi hanno raggiunto vette di altissimo livello, maestri geniali dell’arte del XX secolo. 

 

 

 

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