Roma, 7 apr – “Orgoglioso di guidare la prima operazione navale europea per salvare vite nel Mediterraneo, nel rispetto dei diritti umani e del principio di non respingimento”. Così, in una intervista al Corriere della Sera, l’ammiraglio Enrico Credendino, che guida “Eunavfor Med – Operazione Sophia”, che prende il nome dalla bambina nata il 24 agosto 2015 su una fregata tedesca, in uno dei primi interventi di soccorso di “Eunavfor Med”, l’operazione lanciata dalla Ue per smantellare la tratta di esseri umani, dopo il naufragio del 18 aprile 2015 nel Canale di Sicilia. Credendino, già capo della missione “Atalanta” contro i pirati somali, analizza la situazione in Libia dove “ci sono almeno 200 mila potenziali migranti, ai quali si aggiungono 200 mila rifugiati mediorientali ormai da anni nel Paese, più 40 mila sfollati interni”. E spiega che “possiamo operare solo in acque internazionali, a 12 miglia dalle coste libiche. Per poter passare alla fase 2-Bravo, che consente l’intervento anche in acque territoriali libiche, dobbiamo aspettare l’invito del governo di Tripoli. Per alcuni Paesi, occorre anche l’autorizzazione dell’Onu. Ora che con l’arrivo del premier Fayez Serraj la situazione politica si è sbloccata, confidiamo in una svolta a breve”.