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JUNO RAGGIUNGE GIOVE
A BORDO MOLTA ITALIA

it@withub.it by it@withub.it
5 Luglio 2016
in In evidenza HP, In evidenza top news
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La sonda Juno della Nasa ha completato con successo, quando erano poco dopo le 5 di questa mattina in Italia, la manovra di inserimento nell’orbita di Giove. “Un altro grande risultato per l’Italia e per l’Istituto Nazionale di Astrofisica, che ha la responsabilità scientifica di Jiram, strumento made in Italy a bordo della missione Juno, ideato dal gruppo di ricerca guidato dalla nostra planetologa Angioletta Coradini, scomparsa cinque anni fa – ha commentato il presidente dell’Istituto Nazionale di Astrofisica Nicolò D’Amico -. Si apre ora un nuovo affascinante capitolo dell’esplorazione di Giove, in cui i ricercatori dell’INAF giocheranno un ruolo da assoluti protagonisti”. Entusiasta anche Alberto Adriani, ricercatore dell’INAF e “principal investigator” dello strumento Jiram a bordo di Juno: “Finalmente dopo undici anni di lavoro di cui 5 di viaggio attraverso lo spazio siamo finalmente a Giove, la meta tanto attesa! E adesso arriva il bello: non vediamo l’ora di accendere i nostri strumenti e raccogliere i primi dati scientifici, che ci permetteranno di svelare molti aspetti ancora ignoti del più grande e ostile di tutti i pianeti del nostro Sistema solare!”. Ed è già record, perché si tratta della sonda alimentata a energia solare che si è spinta più lontano dalla nostra stella madre, la prima sonda che orbita attorno ai poli di Giove e la prima che ne studierà il nucleo interno. La missione Juno (JUpiterNear-polarOrbiter) dovrebbe terminare fra 20 mesi, quando la sonda avrà completato 37 orbite attorno al quinto pianeta del Sistema solare. La manovra di inserzione orbitale ha previsto l’accensione dei motori per 35 minuti, che hanno rallentato il veicolo spaziale di circa 542 metri al secondo in modo che la sonda possa essere letteralmente catturata nell’orbita del pianeta gigante.

STRUMENTAZIONE MADE IN ITALY – L’Italia partecipa alla missione con due strumenti: Jiram e KaT. Il primo è il Jovian InfraRed Auroral Mapper, uno spettrometro ad immagine (finanziato dall’ASI, realizzato da Finmeccanica e operato sotto la responsabilità scientifica dell’Istituto di Astrofisica e Planetologia Spaziali (IAPS) dell’INAF di Roma) che nell’infrarosso svolgerà indagini negli strati superiori dell’atmosfera gioviana andando a caccia di metano, vapore acqueo, ammoniaca e fosfina; ma soprattutto fornirà immagini delle spettacolari aurore infinite che “decorano” i poli di Giove. L’altro strumento italiano è il Ka-Band Translator, uno strumento di radioscienza realizzato dall’Università La Sapienza di Roma e da Thales Alenia Space Italia sempre con il supporto di ASI. In realtà di italiano c’è anche il sensore d’assetto Autonomous Star Tracker, realizzato da Leonardo-Finmeccanica e che sarà necessario alla sonda per mantenere la rotta nell’orbita del pianeta gigante.

LA MISSIONE JUNO – La missione, partita da Cape Canaveral il 5 agosto 2011, ha l’obiettivo di raccogliere dati sul nucleo planetario (cercando di capire se si tratti di un core solido), mappare il campo magnetico, studiare da vicino il fenomeno affascinante delle aurore gioviane e misurare la quantità di acqua e ammoniaca nell’atmosfera. Fin da quando ha lasciato Terra, cinque anni fa, la sonda Juno ha dovuto fare i conti con tre differenti tipi di forze che hanno perturbato continuamente il suo viaggio attraverso di Sistema solare. Direzione: Giove. L’azione gravitazionale del Sole, della Terra stessa e di Giove sembrano spartirsi la navicella spaziale in volo verso il suo obiettivo finale. Al principio era la Terra a non voler lasciar scappare la sonda. Poi è venuto il turno del Sole, che ha tirato per la giacchetta Juno lungo tutta la traiettoria principale. Fino a quando, nel maggio scorso, la distanza dal Pianeta gigante è diventata abbastanza ridotta perché le due forze gravitazionali si contendessero la palla. Juno ha poi superato il “confine gravitazionale” fra Sole e Giove ed ora ha infilato l’orbita di Giove per galleggiare ad altissima velocità sopra la spessa atmosfera del pianeta a quota 5mila chilometri. 37 orbite vorticose per dare un’occhiata attraverso il fitto mantello di nuvole di cui Giove è ricoperto: l’occasione è ghiotta per studiare il fenomeno delle aurore e apprendere qualcosa di più a proposito delle origini, la struttura, l’atmosfera e la magnetosfera del gigante gassoso. Ecco dunque spiegato il perché di una missione su Giove che si chiama Juno, ovvero Giunone. Chi meglio di una dea, e una dea come Giunone che la tradizione mitologica romana e greca ci tramanda come l’unica capace di dissipare le nubi in cui è avvolto il padre degli dei, per dare un’occhiata tutta scientifica alla vera natura che nasconde il possente Giove sotto la spessa atmosfera di nubi con cui si mostra ai nostri telescopi? (Red – 5 lug)

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