“Se l’Ue resta ferma al dogma dei decimali in economia e all’idea che ciascun Paese fa quel che vuole sul tema migratorio va a sbattere”. Così il ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni, intervistato da La Stampa all’indomani del referendum fallito in Ungheria per mancanza di quorum: “Quel voto – aggiunge – è una sconfitta per chi l’ha promosso”, il premier Orban, ma “purtroppo, però, dire che questo significhi una svolta nella politica migratoria europea sarebbe un’illusione”, “è come se ci fosse una specie di licenza di infrangere le regole per quanto riguarda la questione migratoria”, “la politica europea sembra succube di veti vari e rischia di essere immobile, in attesa della prossima tragedia. A inizio anno l’Italia ha proposto il Migration compact, a giugno la Commissione l’ha fatto proprio: dopo 4 mesi non solo la parte operativa è ferma – le intese con 5 Paesi africani – ma addirittura lo stanziamento, seppur modesto, di 500 milioni di euro chiesto dalla Commissione, è stato bloccato”, “speriamo che quei soldi siano sbloccati al più presto, ma ho l’impressione che in Europa si consideri la questione migratoria come nata nel luglio 2015 e risolta a marzo con l’accordo con la Turchia. Mentre è iniziata da anni e durerà ancora anni, e lo stesso accordo con la Turchia va continuamente mantenuto: per ora regge, ma con qualche incrinatura”. Inoltre sottolinea che “siamo riusciti a riportare il Mediterraneo in cima all’agenda di Ue e Nato: fino a due anni fa si parlava quasi solo di Ucraina. Guidiamo con gli Usa il tavolo libico e svolgiamo un ruolo chiave m quello siriano; promuoviamo un’agenda positiva sulle opportunità economiche, in una regione in cui siamo al quarto posto negli scambi dopo Usa, Cina e Germania. In prospettiva, si tratta di ricostruire le basi di coesistenza e reciproco riconoscimento tra attori della regione: ne parleremo tra due mesi a Roma nella seconda edizione di Med Dialogues”. (4 ott – Red)