“Ci sono stati toni eccessivi, da fine del mondo”, “mi auguro che si voti sul merito e che i toni troppo alti non abbiano limitato la comprensione dei contenuti, allontanando i cittadini dalle urne”. Così, in una intervista al Corriere della Sera, la presidente della Camera, Laura Boldrini, sulla campagna referendaria. E aggiunge: “L’odio non può essere la cifra della politica”, “nel nostro Paese c’è un serio problema e non vorrei che sottovalutandolo finisse fuori controllo. Poiché il tema dell’odio inquina la sfera pubblica ho voluto incontrare il vicepresidente di Facebook, al quale ho presentato una casistica di insulti raccolti da profili di molti utenti. Gli ho sottoposto tre proposte per contenere il fenomeno. Ci rivedremo presto”. E prosegue: “Mi preoccupa quando i toni della polemica trascendono. E poi, a parte la campagna elettorale, mi preoccupa in generale la disinformazione, che attribuisce alle persone cose mai dette. Assistiamo a una sistematica azione di delegittimazione e non è un problema solo della politica, investe tutti i campi. L’unica forma di resistenza civile è svelare le bufale con la verità oggettiva dei fatti”. Quindi sottolinea: “Io andrò a votare e invito tutti a farlo. Il referendum è una forma di democrazia diretta, una opportunità che i cittadini debbono cogliere. La partecipazione va sempre incoraggiata, tanto più dopo fratture così profonde. Quanto al mio voto non ritengo utile, né necessario, che io lo manifesti, proprio per l’incarico che rivesto”. Secondo Boldrini “il vento della protesta in Italia soffia da tempo. La rabbia non si arginerà se non si cambiano le politiche economiche dell’Europa, se non si portano risultati e se non si migliora la vita delle persone”. Esagera chi paventa l’uscita dell’Italia dall’Euro? “I giornali stranieri hanno dato letture molto diverse, ma alla fine saranno gli italiani a decidere e non sarei così catastrofica nella previsione. Che vinca il Si o prevalga il No l’Italia reggerà, è un grande Paese e manterrà la sua solidità”. Interrogata sulla prospettiva di elezioni nel 2017 commenta: “Al di là dell’esito del referendum, mi auguro si riesca a concludere la legislatura. C’è ancora tanto lavoro da fare. Parecchi provvedimenti approvati alla Camera devono essere conclusi. Se vince il Sì, c’è da fare la legge elettorale per il Senato e alcuni gruppi chiedono di rivedere la legge elettorale per la Camera. Una revisione che andrà valutata”. E guarda quindi al dopo-referendum: “Nel campo progressista si sono create lacerazioni e divisioni. Dentro il Pd c’è una spaccatura. In Sinistra italiana, che pure è compatta a favore del No, ci sono sensibilità e prospettive diverse. E il referendum ha diviso anche la società civile. Dal 5 dicembre la parola d’ordine deve essere ricucire, riprendere le fila del dialogo, sia a livello istituzionale che a livello politico”. (30 Nov – Red)
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