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CAMUSSO: RINNOVARE
NON E’ ROTTAMARE

it@withub.it by it@withub.it
20 Febbraio 2017
in In evidenza HP, In evidenza top news
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Dal governo Gentiloni (“che può affrontare alcune emergenze e contemporaneamente dare il segnale di quella che dovrebbe essere la prospettiva”) alla campagna referendaria su voucher e appalti (a cui “non si dà il giusto rilievo e nello stesso tempo c’è da parte del governo l’intento di non definire gli appuntamenti”); dalla scissione del Pd (“penso sempre che quando ci si divide c’è qualcosa che non funziona e non è un risultato positivo”) alla scadenza nel 2018 del suo mandato alla guida del più grande sindacato italiano (“io sono l’antitesi della logica del leaderismo, penso che se la Cgil continua ad avere capacità di proporsi è perché c’è un’organizzazione collettiva che funziona”): è un’intervista a 360 gradi quella rilasciata dal segretario generale della Cgil Susanna Camusso a 9Colonne, in cui la numero uno del sindacato di Corso D’Italia rivendica di “aver provato a contrastare la crisi e difendere l’occupazione in una stagione difficilissima”.

 

 

D) La Cgil chiede di cambiare rotta rispetto alle attuali politiche economiche e sociali. Cosa può fare, realisticamente, un governo di fine legislatura come quello guidato da Gentiloni?

R) “Può affrontare alcune emergenze e contemporaneamente dare il segnale di quella che dovrebbe essere la prospettiva. Le emergenze di oggi sono gli ammortizzatori che non ci sono più, la stagione di crisi assolutamente complicata. Le emergenze sono dare attuazione agli accordi fatti nei mesi scorsi, il rinnovo dei contratti pubblici, il tema delle pensioni e del cambiamento della Legge Fornero. Insomma, si tratta di avere coerenza rispetto agli impegni presi e di correggere una serie di norme che hanno reso debole il lavoro. Poi deve dare il segno che gli investimenti pubblici cambiano passo; per esempio, l’idea che si usa questo scorcio di legislatura per privatizzare Poste e Ferrovie è assolutamente una pazzia ed è il segno di non voler invertire una lunga stagione di riduzione e ridimensionamento della nostra capacità di essere leader in alcuni settori. Penso per esempio all’Europa, dove si deve uscire dalla logica degli zero virgola di flessibilità e proporre il nostro Paese come promotore di un cambiamento strutturale del Fiscal Compact. D’altra parte oggi siamo ben oltre l’evidenza che la politica europea ha sbagliato nella gestione della crisi. L’Italia in questo scorcio di legislatura deve uscire dalla logica di autosufficienza, che non c’è, ed entrare in una logica più ampia di cambiamento”.

 

 

D) È partita la campagna referendaria per l’abrogazione dei voucher e il ripristino della responsabilità solidale negli appalti. Mercoledì 22 partiranno i camper del comitato per il Sì. Il vostro primo obiettivo è sensibilizzare i media. Lei pensa che ci sia un deficit di informazione sui referendum?

 

R) “Si, credo che come spesso accade non si dà al referendum il giusto rilievo e nello stesso tempo c’è da parte del governo l’intento di non definire gli appuntamenti, tutto questo favorisce la sordina su questo tema. Poi penso che ci sia anche un deficit più generale di conoscenza. Sono rimasta stupita di come lo scorso 5 dicembre, improvvisamente, la politica e i media abbiano scoperto i voucher i cui numeri erano però già noti. In questi giorni ho sentito dire: ‘in un Paese civile la norma sugli appalti dovrebbe essere scontata’; bene, non lo è. Le persone non conoscono le modifiche intervenute in questi anni nella legislatura che hanno ridotto gli spazi di tutela del lavoro, sono convinta che servirebbe un grande impegno per informare e sensibilizzare su questi temi, che poi sono quelli che cambiano il quotidiano delle persone e del Paese”.

 

 

D) Il presidente dell’Inps, Boeri, ha denunciato che tra i maggiori utilizzatori dei voucher vi sono le cooperative e i sindacati. Come risponde?

 

R) “Il presidente dell’Inps ha fatto una sua campagna personale su questo tema, decidendo anche che c’erano dei dati che si potevano divulgare e altri no. Come è noto c’è stato un lungo carteggio nei giorni scorsi con le parti sociali e da poco abbiamo ricevuto l’elenco dei 100 grandi utilizzatori dei voucher, scoprendo che si tratta maggiormente di imprese di Pubblica amministrazione e di rete della grande distribuzione: siamo quindi alla conferma che i voucher non sono utilizzati per i cosiddetti lavori occasionali non ripetitivi ma sono in realtà in sostituzione del lavoro ordinario: quindi anche questo castello che è stato costruito si smonterà. Nei prossimi giorni cercheremo, leggendo i dati, di dare un senso a ciò che accade. Ma la cosa che colpisce è che uno dei settori col più alto tasso di utilizzo dei voucher sono i Beni culturali, facendo sì che quello che doveva essere un settore di grande investimento diventa un settore in cui si sostituiscono i contratti di lavoro con i voucher. In ogni caso sul tema dei voucher si deve fare un aggiornamento, credo che possano essere utilizzati per i pensionati o per le associazioni di volontariato; insomma dove non si sostituisce il lavoro strutturato”.

 

 

D) Per il riformismo italiano un’eventuale scissione del Pd è un elemento di chiarezza o una sconfitta?

 

R) “Penso sempre che quando ci si divide c’è qualcosa che non funziona e non è un risultato positivo. Poi penso che abbiamo vissuto questi anni in un dibattito surreale sulla destra e la sinistra, sull’esistenza delle differenze e delle caratteristiche. Io credo che invece c’è bisogno di tornare ad avere chiarezza su qual è il senso degli schieramenti, su cosa vuol dire progresso. Spero che in questa chiave la divisione sia un elemento per tornare ad una vera discussione politica e non allo slogan della giornata o all’emozione dei 60 secondi”.  

 

 

D) Nel 2018 si conclude il suo mandato al vertice della Cgil. Per che cosa vorrebbe essere ricordata?

R) “È difficile dirlo. Io sono l’antitesi della logica del leaderismo, penso che se la Cgil continua ad avere capacità di proporsi è perché c’è un’organizzazione collettiva che funziona. Certamente, quando faremo un bilancio, potremo dire che quello che stiamo vivendo è un periodo straordinariamente complicato. Possiamo senz’altro dire di aver provato, e in parte ci siamo riusciti, a contrastare la crisi e difendere l’occupazione in una stagione difficilissima. Abbiamo delineato un profilo costruttivo dell’organizzazione provando ad uscire dall’angolo in cui la crisi ci costringeva. La Carta dei diritti e il sostegno al referendum sono un punto di evoluzione dopo una lunga stagione difensiva. Ecco, questa è una cosa per la quale la Cgil può essere ricordata. Personalmente mi piacerebbe che fosse riconosciuto il lavoro che stiamo facendo per rinnovare. La promozione di giovani donne e giovani uomini a dirigere pezzi importanti dell’organizzazione. Ovviamente, quando si cambia si va inevitabilmente nel terreno di battaglia politica a volte anche aspra ma questa, se non ci si limita alla rottamazione, dà risultati e aiuta il rinnovamento. Un percorso ancora lungo ma che ci fa immaginare un’organizzazione diversa”. (PO / Sab – 20 feb)

 

 

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