Roma, 30 mar – In questo ambito, il Com.It.Es. deve agire anche come promotore dell’insegnamento e diffusione della lingua e cultura italiana, a supporto e in sinergia con gli enti gestori, le scuole e Università locali, partecipando, per legge, alla elaborazione del Piano Paese; Centro di informazione, contatto e sostegno delle migrazioni e delle nuove mobilità. In base alla maggior parte dei contributi inviati da Com.It.Es., CGIE e associazioni, si ritiene inoltre necessario che sia stabilito il numero minimo di iscritti all’AIRE per la costituzione di un Com.It.Es. scegliendo fra il mantenimento degli attuali (3.000) e le proposte di elevazione a 5.000, 6.000, 8.000 o 10.000, ferma restando la possibilità di istituirne comunque almeno 1 nei Paesi di nuova emigrazione in Asia, Africa o in altri Paesi in cui non si raggiunge la soglia minima di presenze; il Com.It.Es. elabori una relazione annuale sulla situazione e le esigenze delle comunità nella propria circoscrizione con indicazione delle azioni di intervento da programmare per i successivi 3 anni, tenendo in considerazione che, oltre a favorire l’integrazione dei nuovi migranti, nei Paesi di più antica emigrazione il Com.It.Es. ha anche il dovere di occuparsi degli italodiscendenti e proteggerne i diritti attribuiti dalle leggi italiane e locali. Una proposta che deve tenere conto delle diverse esigenze degli italiani all’estero in un’ampia gamma di realtà economiche, politiche, sociali e culturali, dell’impatto della presenza parlamentare degli Italiani all’estero che richiede meccanismi tesi ad assicurare unità di intenti. Da tenere in considerazione anche l’esiguità delle risorse assegnate alle attività di Cgie e Comites e del costo della gestione delle elezioni per il rinnovo di questi ultimi. Sulla questione risorse si era alzato già ieri il “grido di dolore” del segretario generale del Cgie che ha sottolineato non solo la sottovalutazione della rappresentanza, tanto da chiedersi se l’Italia ritiene ancora importante il suo rapporto con gli italiani all’estero, ma ha fatto notare soprattutto che la cassa si sta svuotando: dopo la plenaria, rimangono appena 15mila euro. (PO / SEGUE)