“C’è un terribile fraintendimento. Se il governo dovesse concederci le ventitrè competenze che la Costituzione ritiene trasferibili alle regioni, la conseguenza di fatto sarebbe il trasferimento al Veneto dei 9/10 del gettito. Per la proprietà transitiva, direi. II mio non è né un salto in avanti né tantomeno un passo indietro. Altra questione è la richiesta al Parlamento di una modifica costituzionale perché al Veneto sia riconosciuto lo statuto speciale come quello delle province autonome di Trento e Bolzano, richiesta che nulla c’entra col referendum e con la conseguente trattativa sul passaggio di competenze da Stato a regioni. Molti in questo momento lo commentano negativamente, nonostante in passato abbiamo votato provvedimenti identici, sia da destra sia da sinistra. Ma sono due azioni distinte”. Così Luca Zaia, governatore del Veneto, commenta, in una intervista a La Stampa, la sua richiesta post-referendaria. Poi sostiene: “Maroni ha smentito, ha detto che sta con me”. E assicura: “Noi non cerchiamo la rissa e non facciamo giochini. Con Gentiloni ci incontreremo nelle sedi deputate e istituzionali. Saremo seri. Saremo pannelliani e gandhiani. Gandhi diceva ‘prima ti ignorano, poi ti deridono, poi ti combattono, poi vinci’. Saremo istituzionali e non violenti come Pannella e Gandhi”, “voglio essere inequivocabile. Nessuno deve fare il furbetto. II governo è tenuto a trattare con noi. Non è una gentile concessione. È un obbligo stabilito dalla Costituzione. II fatto che ci siano le elezioni a marzo non vuole dire niente. Anzi, può essere un vantaggio. Sono persuaso che per la ratifica del Parlamento toccherà aspettare la prossima legislatura, ma entro le elezioni si può arrivare a firmare l’intesa con il governo Gentiloni. Altrimenti sarò curioso di vederli qui in Veneto, a fare campagna elettorale, se non avranno soddisfatto le richieste di due milioni e 400 mila veneti che domenica sono andati a votare sotto il diluvio per avere tutte le competenze che gli spettano”. Commenta poi la posizione di Renzi: “E’ un uomo intelligente. Aveva capito che attraverso l’articolo 116, e il trasferimento delle ventitré competenze, si apriva la strada a un federalismo compiuto. Con la riforma costituzionale ha cercato di cambiare, anche per questo l’abbiamo combattuta. Voleva ridurre le competenze a nove. Per fortuna non c’è riuscito”. E conclude: “Questo è un referendum vinto dal Veneto. In due milioni e 400 mila voti ci sono tutte le idee politiche, è ovvio, la Lega, la sinistra, i berlusconiani, i cinque stelle. E dico di più, c’è anche il voto dei nuovi veneti”. Gli immigrati? “Certo. Sono 517 mila. Lavorano. Sono onesti. Contribuiscono al Fil della regione per il 5 per cento. Nessuno di loro mi ha mai chiesto dello Ius soli, mi hanno chiesto sicurezza e lavoro, però. Io ce l’ho coi fannulloni e coi delinquenti, indipendentemente dalla provenienza”. (25 ott – red)