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ELEZIONI, 75% PROPOSTE
E’ VAGO E GENERICO

it@withub.it by it@withub.it
6 Febbraio 2018
in In evidenza HP, In evidenza top news
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In media, il 75% delle affermazioni contenute nei programmi elettorali si riferisce a dichiarazioni di principio o di indirizzo e solo il 25% dei programmi contiene proposte politiche specifiche e verificabili, la cui concreta implementazione è controllabile ex post dagli elettori. È quanto emerge dall’indagine dell’Istituto Cattaneo, dal titolo “Che programmi avete per le elezioni? Analisi delle proposte politiche dei partiti”. I programmi dei partiti – sottolinea l’Istituto – sono concreti o “verificabili” non soltanto se tengono conto dei vincoli finanziari nel formulare le loro proposte di policy, ma anche se indicano con sufficiente precisione le soluzioni che intendono adottare per perseguire determinati obiettivi. I programmi che suggeriscono piani o progetti politici specifici favoriscono il controllo (o il giudizio) degli elettori al momento del voto, mentre quelli nei quali prevale l’enunciazione di ideali astratti rendono più complicato l’esame da parte dei cittadini e dei media. Il partito con il programma più preciso, cioè contenente il maggior numero di proposte politiche chiare e verificabili, è Casapound. Questo risultato è dovuto però principalmente al carattere molto schematico (e piuttosto corto, rispetto agli altri) del programma. Ciò non significa – sottolinea l’indagine – che le proposte politiche di Casapound (tra le quali rientrano l’uscita dall’Unione europea e la nazionalizzazione della Banca d’Italia) siano quelle più realizzabili. Vuol dire soltanto che possono essere esposte e sottoposte al vaglio degli elettori con maggiore facilità e chiarezza. All’opposto, i rimanenti dieci partiti mostrano un carattere molto più generico e astratto. All’interno di questo gruppo di partiti, quello con il programma maggiormente verificabile è +Europa, la lista promossa da Emma Bonino e Bruno Tabacci: il 30% delle unità lessicali individuate possono essere ritenute vere e proprie proposte politiche. Invece, i partiti con i programmi più astratti, dov’è maggiore la frequenza di enunciazioni di principi generali, sono nell’ordine Civica popolare, Potere al popolo e il Movimento 5 stelle. In questi tre casi, soltanto il 20% circa delle affermazioni contiene un’indicazione precisa di politica pubblica da adottare.

 

L’ANALISI. ll settore che racchiude la maggior parte di proposte politiche precise è quello dell’economia, dove le affermazioni generali si fermano al 65% sul totale. Al secondo posto troviamo il settore della sicurezza e della legalità (definito “legge e ordine”), dove la quota di proposte politiche si attesta attorno al 32%. Per quanto riguarda la questione delle riforme istituzionali e dell’efficienza della Pubblica amministrazione, le affermazioni generali rappresentano circa i tre quarti del settore in questione, mentre soltanto il 25% si riferisce a precise proposte di policy.  Invece, il settore dove sono nettamente più frequenti le dichiarazioni di principio è quello relativo alle politiche ambientali: meno del 20% delle unità lessicali in quest’ambito di politiche può essere considerato come una proposta politica sufficientemente circostanziata e verificabile. Dunque, quando si parla di ambiente i programmi dei partiti tendono ad essere piuttosto vaghi, o comunque più vaghi rispetto agli altri settori di intervento pubblico. Infine, è significativa anche l’alta frequenza di affermazioni generali per quel che riguarda le questioni del lavoro (79,5% sul totale), soprattutto in riferimento alle politiche dedicate a determinate categorie sociali (giovani e donne in primis). Il gruppo di policy che ritorna con maggiore frequenza nei testi programmatici dei partiti è quello concernente il welfare e l’istruzione, che rappresenta quasi il 25% del totale. In pratica, una dichiarazione su quattro inclusa nei programmi dei partiti riguarda le politiche del cosiddetto Stato sociale o dell’istruzione. Ampio spazio, pari al 17,2%, viene riservato anche all’economia, che in questa tornata include le diverse proposte di flat tax o le diverse rimodulazioni delle aliquote e degli scaglioni di reddito per l’Irpef. Al terzo posto in termini di importanza tra i diversi settori di policy troviamo quello della sicurezza e legalità (13,7%), che riflette in parte anche l’attenzione dell’opinione pubblica sui temi dell’immigrazione e della crisi migratoria scoppiata negli ultimi anni. Seguono poi i settori delle riforme istituzionali (11,9%), del lavoro (11,3%), dell’ambiente (10,6%) e, in ultima posizione, dell’Unione europea (10,4%). È significativa, da questo punto di vista, la bassa frequenza nei programmi elettorali delle tematiche europee: un dato che potrebbe segnalare, da un lato, lo scarso interesse dei partiti sull’argomento o dall’altro, com’è più probabile, soprattutto nel caso della coalizione di centrodestra, la decisione di non concentrare eccessivamente l’attenzione su questioni che potrebbero creare tensioni all’interno dell’alleanza pre-elettorale.  Però, i programmi dei vari partiti mostrano notevoli differenze in merito all’importanza assegnata a ciascun settore di policy. Le tematiche sociali (previdenza, assistenza, istruzione, ricerca ecc.) prevalgono soprattutto tra i partiti di centro-sinistra (Pd, Liberi e uguali, Insieme, Civica e popolare, Potere al popolo), mentre nel centro-destra, in particolare per la Lega e Fratelli d’Italia, sono più frequenti le questioni che rientrano nel settore che va sotto il titolo di “legge e ordine”. Infine, i temi economici risultano prevalenti per Casapound (47,8%) e la lista +Europa (28,2%).  È da notare che, se nell’insieme di tutti i programmi le tematiche legate all’Europa risultano complessivamente minoritarie, ci sono comunque partiti schierati su fronti apposti – Insieme e +Europa, da un lato, e Lega e Casapound, dall’altro – che dedicano almeno il 13% dei loro programmi alle questioni europee. (Red – 6 feb)

 

    

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