Roma, 11 giu – All’opposto, la distribuzione e la crescita dei consensi per la coalizione di centrodestra è piuttosto omogenea sull’intero territorio nazionale, raggiungendo i suoi picchi sia al Nord-est (57,2%) che al Sud (41,6%). Il centrosinistra mostra, invece, segnali di “tenuta” elettorale, ma non certo di ripresa, soprattutto nelle città settentrionali (in particolare nel Nord-est) e in quelle del Centro, dove la coalizione guidata dal Pd riesce a raccogliere all’incirca un terzo dei voti validamente espressi. Infine, per quanto riguarda i singoli partiti che hanno partecipato al voto delle amministrative, i dati mostrano alcune significative tendenze. Innanzitutto, dal confronto sia tra voti assoluti che percentuali nelle città capoluogo, l’unico partito che ha visto crescere i propri consensi tra le due elezioni amministrative è la Lega di Salvini, passata dagli appena 25mila voti del 2013 ai quasi 111mila voti del giugno 2018: una crescita che, in termini percentuali, corrisponde a 12 punti. Tutti gli altri tre partiti (M5s, Pd e Forza Italia) perdono voti rispetto a cinque anni fa, in parte per effetto dell’astensione e in parte a causa dell’erosione dei consensi da parte di altri schieramenti di altre liste, comprese quelle civiche. Chi ha perso più voti in relazione alle elezioni amministrative è stato il Pd, con un calo di quasi 98mila voti, mentre il M5s è il partito che ha perso più consensi, in termini assoluti, rispetto al voto del 4 marzo, con una riduzione di circa 260mila voti. Tuttavia, nonostante il suo calo di consensi, il Pd torna ad essere il primo partito politico nelle città capoluogo andate al voto domenica scorsa (come lo era già nel 2013), mentre il M5s scivola al terzo posto superato dal suo attuale partner di governo, quella Lega di Salvini che vede ampiamente confermato il suo primato e la sua leadership all’interno dello schieramento di centrodestra. Le elezioni amministrative di ieri vedono, quindi, un rafforzamento della coalizione di centrodestra, che espande i suoi consensi anche al di là dei risultati ottenuti il 4 marzo. Allo stesso tempo, il vincitore (assieme alla Lega) delle ultime elezioni politiche, ossia il M5s, registra una netta battura d’arresto in questa tornata elettorale: è escluso dalla maggior parte dei ballottaggi e i risultati del voto lo collocano spesso al terzo posto, dopo il centrodestra e il centrosinistra. Sul piano locale, sembra ancora prevalere, benché limitato e indebolito, una forma di bipolarismo “classico” tra i due schieramenti chi si sono contrapposti e alternati al governo delle città italiane nel corso degli ultimi vent’anni, con poche ma importanti eccezioni. Questo “bipolarismo dal basso” è destinato però a scontrarsi con quel “tripolarismo dall’alto” emerso dalle urne del 4 marzo. Non sappiamo oggi quale formato finirà per prevalere, ma molto dipenderà delle scelte strategiche che i partiti decideranno di compiere, anche in relazione al sistema elettorale e alle sue eventuali modifiche. (Red)