Firenze, 15 giu – “Investiamo complessivamente un milione e mezzo di euro – racconta ancora Saccardi – ma molto maggiori sono le risorse che riusciamo a mettere in movimento con un effetto volano grazie a questo sforzo”. La maggior parte delle attività, il 69 per cento, si concentra in Africa: Senegal, Burkina Faso, Kenya, Etiopia, Mozambico, Uganda, Sudan, Tunisia e Libia. Lì la priorità sono le cure primarie e la metà del lavoro, come anche altrove, si concentra su donne e bambini. Medio Oriente (Libano e territori palestinesi) e Balcani (Albania, Kosovo, Bosnia-Erzegovina) valgono ciascuno l’11 per cento. C’è anche l’America Latina (9 per cento). Assieme al sistema sanitario toscano, che sicuramente ha un ruolo primario, sono coinvolti il volontariato e privato sociale no profit (13%), gli enti locali (6%) e le Università (8%). “C’è chi pensa che si tratti di politiche marginali – chiosa l’assessore – ma non è così. In Toscana continueremo dunque, con l’aiuto fondamentale di no-profit e volontariato, ad investire sulla cooperazione sanitaria internazionale”. Se vuoi arrivare primo, recita un proverbio africano, corri da solo; ma se vuoi arrivare lontano, corri insieme. Poche parole che raccontano le virtù della cooperazione e tracciano in fondo anche un metodo di lavoro. Poi ci sono i migranti, ovvero chi da rifugiato o richiedente asilo e protezione internazionale arriva e chi semplicemente vi emigra per lavoro. In Toscana nel 2017 vivevano, da residenti, circa 400 mila stranieri, il 10,7 per cento di tutti gli abitanti della Regione: rispetto agli italiani, raccontano i dati di Arsi, sono frequentatori più assidui dei pronto soccorsi ma di meno dei servizi di ospedalizzazione. “La rete di accoglienza e di screening che abbiamo messo in atto, anche grazie alla collaborazione con le associazioni delle comunità straniere, è una garanzia per chi arriva e per chi vive in Toscana – sottolinea l’assessore l’assessore Saccardi – e ha permesso di sfatare anche luoghi comuni e false notizie sugli stranieri additati come portatori di malattie o di particolari virus. La realtà, dimostrata dai numeri, è tutt’altro: chi arriva è invece spesso giovane e in ottima salute”. (BIG ITALY / PO / red)