(27 giugno 2018) Nel gruppo di lavoro contro la corruzione creato in Vaticano da Papa Francesco sono convinti che l’alternativa a Gomorra sia Michelangelo. Per questo quando incontrano i ragazzi di Scampia, Secondigliano o Miano non li intrattengono con lunghi sermoni sul valore della legalità ma li caricano su un pullman e li portano a visitare le Stanze di Raffaello e la Cappella Sistina, come è accaduto qualche giorno fa.
Perché – come spiega il filosofo Vittorio Alberti, tra gli animatori di queste iniziative – “le arti, le librerie, la carta, la musica, la pittura sono veri e propri arsenali di bellezza, contro l’ottusità della corruzione, che è il primo linguaggio delle mafie”.
Nel suo libro “Pane sporco”, Alberti parla certamente del reato di corruzione e parla di mafie, ma parla soprattutto di corruzione culturale, di deterioramento della mentalità, del linguaggio, parla dei media, dell’agire politico privo di ideali e di visione, parla della mancanza dei maestri, parla della qualità.
Scuole, università, carceri, accademie sono i luoghi dove, spesso prendendo spunto dal libro, si riuniscono – lontano dai riflettori – studenti, magistrati, docenti, vescovi, prefetti, commercianti, sindacalisti. E’ successo negli ultimi mesi a Locri, a Teano, a Monreale, Valdagno, Lucca, Arezzo, Lametia terme. Sono spesso presenti don Ciotti e il procuratore della Repubblica di Roma, Pignatone o il suo vice Prestipino. In Calabria, a San Luca, si tornerà per sottrarre alla simbologia del ‘ndrangheta il santuario di Polsi, dove il 2 settembre in occasione della festa della Madonna boss mafiosi provenienti da tutto il mondo si ritrovano per stringere alleanze e progettare nuove imprese. Quest’anno dovranno prendere atto che è arrivato il momento di separare Dio dalla ‘ndrangheta.