Roma, 3 ago – A luglio è proseguita la tendenza al rialzo dell’inflazione: secondo la stima preliminare dell’indice per l’intera collettività (NIC), il tasso di crescita tendenziale è aumentato all’1,5%, con un recupero di un punto percentuale rispetto al minimo di aprile scorso (0,5%, Figura 7). L’accelerazione risulta più intensa se misurata dall’indice armonizzato (+1,9% su base annua) anche se la dinamica dei prezzi continua a collocarsi su ritmi inferiori alla media dell’area dell’euro (+2,1%) e a quelli dei principali partner (Germania, Spagna e Francia) i cui tassi variano tra il 2,1% e il 2,6%. Il divario a favore dell’Italia è determinato soprattutto dalla ripresa più contenuta dei prezzi italiani per il raggruppamento degli energetici, che si associa a una inflazione di fondo ancora leggermente inferiore rispetto alla media dei paesi dell’area euro. L’aumento dell’inflazione continua infatti a risentire del forte recupero dei prezzi dei beni energetici a seguito dei rincari del petrolio; l’inflazione di fondo (calcolata sul NIC al netto di energetici e alimentari non lavorati) si è leggermente ridotta (+0,7%), caratterizzata della decelerazione della dinamica dei prezzi nei servizi e dalla fase deflativa dei beni industriali non energetici. Le pressioni interne si confermano moderate, per effetto sia di una dinamica retributiva ancora contenuta anche se in recupero, sia delle limitate sollecitazioni provenienti dai prezzi all’importazione e da quelli alla produzione.
Le spinte inflazionistiche dall’estero continuano a essere circoscritte al comparto energetico, mentre per i prezzi dei beni di consumo non alimentari si confermano le pressioni al ribasso (-0,5% la variazione tendenziale in maggio per i prezzi all’importazione) per effetto dell’apprezzamento del cambio dell’euro dei primi mesi dell’anno. Nella fase della produzione, l’inflazione per i prodotti destinati al mercato interno registra in giugno una ripresa (+3,2% da +1,8% di febbraio), con intensità maggiore nei comparti dove il legame con i prezzi delle materie prime importate è diretto. Per la prima volta dalla fine dello scorso anno, l’aumento dei prezzi ha coinvolto, anche se con intensità limitata, i beni non alimentari destinati al consumo (+0,5% da +0,2% a maggio). (segue)