Roma, 20 ago – “Anzitutto è importante rivolgersi a centri abilitati – spiega Paolo Sbano, dermatologo a Viterbo – è obbligatoria poi la firma, da parte del cliente, di un consenso informato relativo ai rischi, ai materiali e ai prodotti utilizzati. Rivolgetevi poi a tatuatori che fanno uso di guanti, maschera e camice monouso, che utilizzano aghi sterili e sempre monouso e, soprattutto, che forniscono informazioni sulla composizione degli inchiostri che devono anch’essi essere sterili, atossici e utilizzati in contenitori porta pigmenti monouso. Infine è importante evitare di scegliere parti anatomiche in cui sono presenti nei, o zone della pelle che non siano integre, sane e adeguatamente disinfettate. Qualora dovessero insorgere dei problemi, è importante rivolgersi subito al proprio medico di fiducia”. Secondo una analisi del Renaissance Observatory, basata sui dati dell’Istituto Superiore di Sanità, solo il 41,7% degli italiani è adeguatamente informato sulle controindicazioni che possono verificarsi quando ci si fa un tatuaggio. La restante parte, invece, ovvero il 58,3%, ha un’informazione molto generica su quelli che possono essere i rischi. Tra quelli considerati più frequenti, al primo posto ci sono le reazioni allergiche (79,2%, i dati sono stati raccolti intervistando un campione di quasi 10mila persone, rappresentativo della popolazione italiana). “Queste reazioni – continua Sbano, – sono causate dal fatto stesso di iniettare sostanze nel nostro organismo. Ci sono poi pigmenti più rischiosi di per sé, come il rosso, l’arancione o il rosa, che contengono materiali metallici come il ferro, che sono più reattivi per l’organismo. Il rosso, in particolare, provoca più facilmente una reazione allergica”.
(SEGUE)