Roma, 23 ago – Il Corriere della Sera intervista il procuratore Luigi Patronaggio, che ha incontrato sulla Diciotti i migranti bloccati da una settimana sulla nave della Guardia costiera rimasta prima al largo di Lampedusa e poi dirottata a Catania. Forse troppo tempo per i disperati adesso curati dai medici di bordo, “in gran parte ammalati e colpiti da scabbia”, per la cui vicenda il magistrato ha aperto un fascicolo aperto contro ignoti, una indagine che contempla il sequestro di persona. La magistratura contro un pezzo della politica? “Assolutamente no. Per fare un’ispezione era tecnicamente necessaria l’apertura del fascicolo per sequestro di persona e arresto illegale. Ma la valutazione tecnico giuridica e l’individuazione degli eventuali responsabili è complessa e mi riservo ogni ulteriore decisione da adottare dopo le indagini che ho delegato alla Guardia costiera”. La stessa Guardia costiera che a bordo della nave Diciotti ha ricevuto l’ordine di non fare sbarcare i migranti? “Ci sono diversi livelli. Abbiamo cominciato a indagare con gli ufficiali di Porto Empedocle e ci sono contatti con altri livelli del corpo. Ma va dato atto al personale della Diciotti di operare perché la permanenza a bordo sia la meno dolorosa possibile”. Pur procedendo «contro ignoti», tutti pensano alla contestata intransigenza del Viminale. . . “La politica e l’alta amministrazione sono libere di prendere le scelte che ritengono opportune. Alla magistratura resta la valutazione giuridica di quanto avviene, su sfere e ambiti diversi. Ovviamente qualsiasi limitazione della libertà personale deve fare i conti con norme e regole della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo, della Costituzione, del Codice penale e del Codice di procedura penale. Non si scappa”.
(red)