Trento, 14 set – Nell’ambito del Festival delle aree protette del Trentino, la Provincia autonoma di Trento, in collaborazione con il Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare e la Delegazione italiana in Convenzione delle Alpi, ha promosso il convegno “Reti e strumenti di gestione per le aree protette”. In apertura dei lavori – a cui ha partecipato anche l’assessore provinciale all’ambiente – è stato fatto il bilancio dello stato di conservazione delle zone naturalistiche del Trentino e dei principi che hanno governato la tutela e lo sviluppo delle stesse. Il merito lo si deve anche ad amministratori che hanno saputo cogliere la sfida, come Renzo Videsott, Bruno Kessler e walter Micheli, ai quali si deve l’impianto moderno di tutela del territorio e dell’ambiente trentino. E non solo. In Trentino – come hanno sottolineato più relatori nel corso del convegno – è stato sviluppato un modello di cogestione del territorio e delle aree protette che ha visto l’apertura dei territori alle comunità, superando l’idea del parco naturale come una riserva chiusa alle istanze locali. Il parco e le aree protette non sono più viste con sospetto o ritrosia, bensì come un’opportunità che va colta e vissuta da tutti. Negli ultimi quindici anni, una volta istituiti i parchi provinciali, in Trentino si è lavorato soprattutto per valorizzare le esperienze fatte e per introdurre una parola chiave, le reti territoriali. Il concetto si basa sul coinvolgimento della gente e l’adesione al progetto di aree protetta da parte delle amministrazioni locali. Questo ha permesso, secondo l’assessore all’ambiente, di superare il concetto di scontro che caratterizzava il dibattito sui parchi naturali e di costruire un nuovo modello, una nuova cultura. (SEGUE)