Roma, 20 set – Per i prossimi mesi non si prevedono mutamenti sostanziali del profilo di crescita. In T3 e T4 l’inflazione si attesterà a +2,1% per poi segnare una lieve diminuzione in T1 2019 (+2,0%) legata al rallentamento della dinamica tendenziale dei prezzi dei beni energetici. L’inflazione core si manterrà su ritmi ancora contenuti. Sebbene lo scenario previsivo sia caratterizzato dalla tonicità del mercato del lavoro e dal livello elevato della capacità produttiva, la diffusione delle spinte al rialzo sui prezzi appare ancora moderata. In T3 e T4 l’inflazione core si confermerà sugli stessi livelli di agosto (+1,2%) per poi salire di un decimo in T1 2019 al +1,3%). I rischi dell’attuale scenario previsivo, evidenzia il rapporto, sono legati all’accentuarsi delle tensioni commerciali globali alimentate anche dalla politica intrapresa dagli Stati Uniti sui dazi. Sebbene il rallentamento del commercio internazionale si concentri attualmente su Cina, Canada e Messico, gli effetti potrebbero estendersi anche all’area euro. Un ulteriore rischio è rappresentato dal possibile irrigidimento della politica monetaria negli Stati Uniti. La divergenza nei tassi di interesse reali ha già portato ad un deprezzamento della maggior parte delle valute rispetto al dollaro USA. Un’ulteriore escalation potrebbe portare a una crisi valutaria in alcune economie in via di sviluppo come ad esempio la Turchia e l’Argentina con inevitabili ripercussioni sull’economia globale. (red)