Roma, 4 ott – In “La scopa di Don Abbondio. Il moto violento della storia” (Laterza) Luciano Canfora rintraccia nel tempo presente problemi e fenomeni che pensavamo essere ormai scomparsi nelle pieghe della storia. Eccone un brano su “La rivoluzione”: “L’andamento a spirale del movimento storico lo si può osservare allo stato puro se si pone mente a quel ciclico fenomeno di rottura che gli storici chiamano ‘rivoluzioni’. Se si osserva, cioè, il riproporsi, di rivoluzione in rivoluzione, della medesima fondamentale istanza, che suscita l’idea di un ritorno ogni volta al punto di partenza. (E sarebbe un inveramento dell’originario significato, per esempio astronomico, del termine latino revolutio.) Per paradosso, perciò, si potrebbe molto superficialmente sostenere che ‘le rivoluzioni’ incarnano in realtà sempre la stessa rivoluzione. ‘Eppur si muove’. Partiamo dunque da questa constatazione: è da secoli che sembra replicarsi, e ritentarsi, pur sempre la stessa rivoluzione. Ovviamente cambia il lessico: conforme alla cultura e alle esperienze delle singole epoche. Ciò che invece rende inevitabile la ‘replica’, il rinnovarsi del tentativo, è che le rivoluzioni prima o poi si snaturano o meglio divengono altro: i dogmatici dicono ‘falliscono’. Ma proprio il fatto che esse tornino a riprodursi ne dimostra la necessità. La posta in gioco è, da sempre, la spinta verso l’uguaglianza: da Erodoto (‘la parola più bella è ciò che è uguale per tutti’) in avanti. Nonostante la durezza delle rivoluzioni, però, l’ineguaglianza risorge e sempre daccapo provoca repulsa. (Red)