Roma, 18 ott – II governo sembra intenzionato a finanziare parte delle nuove spese con un aumento delle tasse su banche e assicurazioni nell’ordine di 4 miliardi di euro. È una misura condivisibile? “Mi sembra un costo in più per le banche di fatto poco giustificato – avverte dalle colonne di Avvenire Angelo Baglioni, docente di Scienze bancarie, finanziarie e assicurative dell’Università Cattolica di Milano -. Se sarà confermato il progetto di diluire in dieci anni le svalutazioni di crediti questo è un passo indietro pesante. Con il governo precedente erano stati fatti progressi nel rendere deducibili in tempi rapidi le perdite sui crediti e questo era sicuramente un fatto positivo perché incentivava le banche a farle emergere e quindi ad affrontare il nodo delle sofferenze, tramite cessioni o rafforzamento del capitale”. Che effetti potrebbe avere una stretta di questo tipo sulle panche italiane? “Bisogna essere chiari su questo punto: qualunque penalizzazione di un settore prima o poi va a ricadere sulla clientela. È facile dire ‘colpiamo le banche’ ma è un’affermazione un po’ ingannevole: se aumentano i costi, gli istituti di credito si rifaranno sulla clientela, aumentando i costi dei prestiti e riducendo le remunerazioni dei depositi. Se anche non lo facessero, a perderci sarebbero gli azionisti, che spesso sono anche i piccoli risparmiatori. I costi finiscono sempre per ricadere su qualcuno”. (red)