Roma, 22 ott – Tra gli artisti che si sono esibiti al Premio Tenco 2018 c’è stata Maria Pierantoni Giua, in arte semplicemente Giua. Cantautrice e chitarrista italiana, Giua ha al proprio attivo tre album: “Giua” (2007); “TrE” (2012), ed “E improvvisamente” (2016) e numerose partecipazioni a festival nazionali e internazionali e collaborazioni teatrali come autrice delle musiche e interprete in scena (Festival dei due mondi di Spoleto, Barnasants Festival di Barcellona, Teatro della Tosse e Teatro Stabile di Genova). Ha collaborato con artisti importanti (Avion Travel, Armando Corsi – di cui è stata allieva -, Riccardo Tesi, Adriana Calcanhotto, Pippo Pollina, Fausto Mesolella, Neri Marcorè per citarne alcuni), e si è fatta notare come raffinata interprete di De André, Bindi, Lauzi, Gaber, De Gregori. Parallelamente al suo percorso musicale, Giua è impegnata nel campo della pittura e della scultura.
Anzitutto complimenti per i tuoi ultimi due lavori. “TrE” ed “E improvvisamente” sono album molto belli che incidentalmente mi ero comprato su segnalazione di amici e che già avevo avuto modo di apprezzare. Quali artisti e generi musicali ti hanno maggiormente influenzato a livello tecnico e compositivo, e qual è il tuo debito nei confronti dai musicisti con cui hai lavorato?
“Ho sempre ascoltato musica classica, il rock e il jazz, ma i miei pilastri fondamentali sono stati anzitutto cantautori italiani come Fossati De Andre’ De Gregori e Dalla. Ma anche la musica popolare in genere, prima attraverso mio padre che pur essendo italiano è nato in Venezuela e mi ha trasmesso tutto un bagaglio musicale legato alla tradizione sudamericana e brasiliana in particolare. Tutto questo è poi stato approfondito grazie ai miei studi con Armando Corsi, che tra l’altro mi ha introdotto al fado portoghese. E poi ancora mi sono interessata di tradizione popolare italiana, in particolare quella napoletana, e di altri cantanti popolari come la grande Rosa Balistreri. In sintesi, il mio debito principale è verso la canzone d’autore e verso la musica popolare, la world music direi. Circa i miei debiti con i musicisti con cui ho lavorato, quelli con Armando Corsi sono certamente i più grandi. Armando per me è stato un secondo padre, un amico e un compagno di viaggio. Mi ha svelato l’essenza della struttura di una canzone e i suoi componenti fondamentali come la melodia, l’accompagnamento e la voce. Tutto questo mi ha reso più autonoma dal punto di vista compositivo ed esecutivo. E poi io vivo dell’integrazione e contaminazione con altri musicisti. Adoro la dialettica che si instaura attraverso il rapporto con un musicista che esegue una canzone non sua. Fra questi devo assolutamente ricordare Beppe Quirici, bassista e produttore del mio primo disco, che mi ha l’importanza della sintesi e del rigore. Poi ancora Jaques Morellenbaum e Stefano Cabrera, Fausto Mesolella e tanti altri”. (BIG ITALY / SEGUE)