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DOTTORI DI RICERCA: A UN ANNO 8 SU 10 LAVORANO

it@withub.it by it@withub.it
2 Novembre 2018
in In evidenza HP, In evidenza top news
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Retribuzione mensile netta è di circa 1.600 euro. Emerge da una indagine del Consorzio AlmaLaurea sui dottori di ricerca degli atenei aderenti, quasi la metà del complesso dei dottori di ricerca delle università italiane. Secondo l’analisi il mercato del lavoro non riesce a valorizzare appieno il percorso formativo e il potenziale professionale dei dottori. Da un lato per lo storico sbocco professionale dei dottori di ricerca, ossia l’insegnamento e la ricerca in ambito accademico, caratterizzati da tempi lunghi di stabilizzazione contrattuale e valorizzazione professionale; dall’altro per il fatto che il titolo di dottorato fatica tuttora ad essere apprezzato dal tessuto produttivo nazionale. Tuttavia si evidenzia che tra i dottori di ricerca del 2016 intervistati ad un anno dal conseguimento del titolo, il tasso di occupazione è pari all’83,5%: più in dettaglio, il 24,6% svolge un’attività con borsa o assegno di ricerca, mentre la restante quota svolge un’altra attività lavorativa. Il tasso di occupazione è decisamente superiore al 73,9% registrato tra i laureati magistrali biennali del 2016; è in linea, invece, con quello raggiunto dai laureati magistrali biennali del 2014 dopo tre anni dal conseguimento del titolo, pari all’85,6%. Il tasso di disoccupazione è pari all’8,6%, valore che si discosta nettamente dal 16,4% registrato tra i laureati magistrali biennali del 2016 intervistati ad un anno dal conseguimento del titolo. A dodici mesi dal titolo di dottorato, il 25,5% può contare su un contratto di lavoro dipendente a tempo indeterminato, mentre il contratto non standard (in particolare alle dipendenze a tempo determinato) riguarda il 22,4% degli occupati. Il 15,2% svolge un’attività sostenuta da assegno di ricerca, mentre il 10,8% percepisce una borsa post-doc, di studio o di ricerca. Infine il lavoro autonomo (liberi professionisti, lavoratori in proprio, imprenditori, ecc.) coinvolge il 12,3% dei dottori di ricerca occupati.

Oltre la metà dei dottori di ricerca risulta occupato nel settore pubblico, il 39,6% nel settore privato, mentre il restante 4,1% è occupato nel settore non-profit. L’84,5% dei dottori svolge inoltre la propria attività nell’ambito dei servizi, in particolare nel ramo dell’Istruzione e ricerca, l’11,4% nell’industria e solo l’1,4% nel settore dell’agricoltura. Dal momento che quasi un terzo dei dottori di ricerca a un anno dal titolo di studio è ancora impegnato in attività con borsa o assegno di ricerca, non stupisce che ben il 55,6% dei dottori di ricerca sia impegnato in una professione intellettuale, scientifica e di elevata specializzazione; il 6,6% svolge una professione tecnica e il 3,9% una meno qualificata. Le esperienze di studio all’estero rappresentano un elemento importante, riguardano infatti il 49,8% dei dottori di ricerca e sono realizzate prevalentemente su base volontaria per collaborare con esperti, elaborare la tesi di dottorato, ma anche per utilizzare laboratori e attrezzature specifiche. Non è un caso pertanto se la soddisfazione complessiva dei dottori per l’esperienza all’estero è pari in media a 8,7, su una scala 1-10. Il 69,5% di chi ha vissuto un’esperienza all’estero ha scelto come meta di studio un Paese europeo, più specificatamente Regno Unito (14,4%), Germania (11,9%) e Francia (11,5%); tra i paesi extra-europei, gli Stati Uniti d’America (16,0%) sono quelli più attrattivi. Per circa un dottore su tre (33,1%) la durata dell’esperienza all’estero è superiore ai 6 mesi. (red – 2 nov)

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