Roma, 9 nov – Il 54,4% (+3,2 punti percentuali rispetto al biennio precedente) dei principali gruppi multinazionali italiani attivi nell’industria e il 48,9% (-1,6 punti percentuali) di quelli dei servizi hanno dichiarato di aver realizzato o progettato un nuovo investimento di controllo all’estero per il biennio 2017-2018. Più contenuta e in diminuzione rispetto al biennio precedente è la propensione all’investimento estero dei gruppi multinazionali di medio-grande dimensione, con quote pari al 26% nell’industria e al 27,1% nei servizi (nel 2015 rispettivamente 30,6% e 32,4%). Seguono i gruppi multinazionali di piccola dimensione, per i quali si registra comunque una flessione, con il 12,1% nell’industria e il 9,1% nei servizi (nel 2015 le quote erano pari al 13,5% e al 10,1%).
L’83,9% dei gruppi multinazionali italiani dell’industria dichiara che la motivazione prevalente alla base dei nuovi investimenti all’estero nel periodo 2017-2018 è la possibilità di accedere a nuovi mercati. Inoltre, ritiene determinanti altri due fattori: aumento della qualità/sviluppo di nuovi prodotti e accesso a nuove conoscenze o competenze tecniche specializzate.
L’Ue15 si conferma la principale area di localizzazione dei nuovi investimenti di controllo all’estero sia nell’industria sia nei servizi: rispettivamente il 27% e il 32,2% delle multinazionali italiane la considerano tra i propri obiettivi di investimento all’estero; seguono, per l’industria, Stati Uniti e Canada (16,2%), Altri paesi Asiatici, Vicino e Medio-Oriente, Oceania (15,6%). Per i gruppi attivi nei servizi, dopo l’area Ue15, sono in vetta alla graduatoria Stati Uniti e Canada (16,2%) e Altri paesi Asiatici, Vicino e Medio-Oriente, Oceania (12,9%). (red)