Roma, 9 nov – I primi dieci paesi di residenza delle multinazionali estere per numero di imprese controllate in Italia assorbono l’84,7% degli addetti e l’80% del fatturato. In particolare, le 2.429 imprese controllate da soggetti residenti negli Stati Uniti impiegano quasi 287 mila addetti, con una quota di valore aggiunto sul totale delle imprese a controllo estero pari al 23,2%. Segue la Germania, con 2.028 imprese che assorbono oltre 177 mila addetti e attivano il 12,4% del valore aggiunto, e la Francia dove le 1.925 imprese impiegano oltre 254 mila addetti e contribuiscono al 16,4% del valore aggiunto delle multinazionali estere presenti in Italia.
Le multinazionali estere che operano in Italia sono residenti soprattutto nell’Unione europea: sul totale delle imprese a controllo estero coprono una quota del 60,7%, impiegano il 59,3% degli addetti e realizzano il 54,6% del fatturato. Segue il Nord America con il 17,3% delle affiliate estere, il 22,3% degli addetti e il 21,7% del fatturato. Le multinazionali residenti negli Altri paesi europei controllano il 12% delle affiliate estere, impiegano il 10% degli addetti a controllo estero e attivano il 10,7% del fatturato. Le multinazionali asiatiche, seppure presenti in numero inferiore (7,5% delle controllate estere), contribuiscono con il 6,4% degli addetti e l’11,2% del fatturato a controllo estero.
La presenza delle multinazionali italiane all’estero è diffusa e diversificata (presenti controllate italiane in 175 paesi) tanto nell’industria quanto nei servizi. I primi dieci paesi di residenza delle controllate italiane per numero di addetti assorbono il 59,4% delle imprese, il 62% degli addetti e 70,6% del fatturato. Gli Stati Uniti sono il principale paese di localizzazione sia per le attività industriali sia per la produzione di servizi (rispettivamente quasi 146 mila addetti e oltre 108 mila). Per l’industria, in termini di addetti impiegati, seguono la Cina (oltre 87 mila addetti) e la Romania (quasi 78 mila) mentre per i servizi seguono il Brasile (quasi 67 mila) e la Germania (oltre 65 mila). L’Unione europea a 28 Paesi si conferma la principale area di localizzazione delle multinazionali italiane all’estero, con il 54,2% delle imprese, il 40,8% degli addetti e il 49% del fatturato.
Per le imprese residenti all’estero nel settore manifatturiero si conferma il costo del lavoro molto elevato negli Stati Uniti (80,2 mila euro), seguono Francia (56,4 mila euro) e Regno Unito (52,9 mila euro). Il costo del lavoro risulta contenuto e sostanzialmente stabile rispetto al 2015 in Tunisia, Serbia e Messico mentre è in crescita in Romania (+0,8 mila euro).