Roma, 15 nov – Il clima inevitabilmente si scalda quando viene annunciato il secondo punto all’ordine del giorno: la riforma del voto all’estero. La discussione della plenaria del Consiglio generale degli italiani all’estero entra così nel vivo: dall’assemblea del Cgie – considerato il “parlamentino” degli italiani all’estero – dovranno uscire indicazioni e proposte per riformare il sistema elettorale fuori i confini nazionali. Tutti d’accordo nel ribadirne l’importanza (“Un voto sacrosanto”, lo definisce Marco Galdi, professore associato di Istituzioni di Diritto Pubblico all’Università degli Studi di Salerno, tra gli applausi dei consiglieri del Cgie) ma altrettanto in sintonia nel dire che c’è bisogno di una riforma strutturale. Già durante la prima giornata di lavori della plenaria, era intervenuto sulla questione Vito Petrocelli, presidente della Commissione Esteri del Senato: “La bozza di riforma del voto all’estero è già pronta”, aveva annunciato Petrocelli. L’attenzione è massima e a confermarlo sono le parole del segretario generale del Cgie, Michele Schiavone: sulla riforma del voto all’estero “ci giochiamo gran parte della credibilità come Cgie. Abbiamo assunto un impegno con il sottosegretario agli Esteri Ricardo Merlo, ma si tratta di un percorso seguito già dallo scorso anno”. Le modalità, sottolinea il segretario generale del Cgie, “hanno necessità di modifiche profonde” a causa di “situazioni che mettono in difficoltà la credibilità del voto all’estero”. Dalla III Commissione “Diritti civili, politici e partecipazioni” del Cgie arrivano le proposte: “In considerazione dell’evoluzione tecnologica, il voto telematico è da ritenersi l’unico che permetterà di mettere in sicurezza il meccanismo elettorale con cui votano gli italiani nel mondo”, si legge nella relazione della Commissione. (SEGUE)