Roma, 3 dic – Tra i rifugiati e richiedenti asilo bloccati sull’isola di Nauru e assistiti nel corso degli ultimi 11 mesi da Medici senza Frontiere, il 60% ha avuto pensieri suicidi, il 30% ha tentato di uccidersi, compresi bambini di 9 anni. Dodici i casi di “sindrome da rassegnazione”, rara condizione psichiatrica che lascia le persone in stato semicomatoso, incapaci perfino di mangiare o bere. Una situazione di sofferenza psicologica tra le più gravi mai osservate da MSF in tutto il mondo. Lo dice il rapporto medico “Disperazione senza fine” che mostra l’impatto sulla salute mentale di rifugiati e richiedenti asilo a Nauru, a causa delle politiche migratorie australiane di confinamento indefinito sull’isola. MSF ribadisce con forza la propria richiesta al governo australiano di porre fine a queste politiche e di evacuare immediatamente da Nauru tutti i rifugiati e richiedenti asilo – uomini, donne e bambini – per evitare un ulteriore peggioramento della loro salute. Tra i 208 richiedenti asilo e rifugiati assistiti da MSF a Nauru, 124 (il 60%) hanno pensato di togliersi la vita e 63 (il 30%) hanno tentato il suicidio. A dodici pazienti, adulti e bambini, è stata diagnosticata la “sindrome da rassegnazione”, una rara condizione psichiatrica in cui le persone arrivano a uno stato semicomatoso, incapaci anche di mangiare o bere, e hanno bisogno di cure mediche per restare in vita.
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