“Ero venuto con le migliori intenzioni, vado via con le peggiori”. Parole lapidarie quelle che il sottosegretario con delega all’Editoria Vito Crimi ha pronunciato oggi a Montecitorio dove si celebrano i cento anni dell’Associazione della stampa parlamentare italiana, inaugurata nel 1918 insieme all’aula della Camera. A deludere Crimi il tenore degli interventi svolti dagli storici Lucio Villari, Simona Colarizi e Valerio Castronovo, in apertura della giornata dedicata alla Stampa parlamentare. “Ho sentito solo parole di accuse di illiberalità e fascismo velato al Governo di cui faccio parte e non posso sottacerle: sono accuse gravi, inaccettabili da contestare con forza”, ha detto Crimi sottolineando che “oggi si sono dette parole chiare”, “si è detto che i giornali in Italia hanno fatto e continuano a fare politica. Dunque, la dialettica fra politica e giornali è quella, al netto delle offese che sono state portate ma che a me non appartengono”. Riprendendo poi il tema dei contributi ai giornali che in queste ore ha registrato l’accantonamento dell’emendamento a firma Varrica che ne chiedeva l’azzeramento, Crimi ha sottolineato: “Il pluralismo non passa dal contributo diretto alle testate giornalistiche, agli editori dei giornali. Il pluralismo è un concetto più ampio che va sviluppato contribuendo al sistema editoriale e alla garanzia della liberta’. Non con il contributo diretto ad alcuni editori e ad altri no”. Infine, rispondendo ai giornalisti Crimi ha ribadito la volontà di rivedere in toto il sistema di contributi statali per l’editoria.
Crimi ribadisce: “Il Governo non è contro la libertà di stampa, non c’è nessun provvedimento dell’esecutivo che abbiano limitato la libertà di stampa. Il pluralismo e la libertà di espressione non c’entrano nulla con i contributi diretti all’editoria ai singoli editori e mi dispiace che oggi siano state usate parole dure nei confronti del Governo di cui faccio parte, accusato tra le altre cose di illiberalità e velatamente di fascismo. Chiedere editori puri e giornalisti non condizionati non è agire contro la categoria, perché oggi i giornali fanno politica come hanno sempre fatto, continuano a condizionare l’opinione pubblica ed è normale quindi che ci sia una dialettica”. (Sab / Fas – 4 dic)
