Roma, 6 dic – “In più – aggiunge Rauti – nel disegno di legge non ci sono i numeri per stimare i costi, non si sa quanti apparecchi servirebbero, né quanto personale sarebbe da impiegare. Vengono enunciati dei principi, ma manca il metodo. E se si pensa, che tali controlli non sono previsti né per soggetti sottoposti a libertà vigilata o misure restrittive, né ad immigrati richiedenti asilo, mi sembra chiaro il paradosso. Azioni quindi volte a punire una maggioranza positiva e virtuosa invece di correggere una minoranza negativa”. Intervenendo in aula, il ministro Bongiorno ha sottolineato come “di fronte ad una situazione di disomogeneità” questo provvedimento metta in campo un “Nucleo della concretezza” e ha risposto alle critiche sui controlli biometrici: “Sono rimasta stupita dalle critiche che fondavano il ragionamento sul fatto che si tratterebbe di misure eccessive rispetto a un malcostume. Io mi rifiuto categoricamente di pensare che l’uso improprio del cartellino sia un malcostume: è un reato. È il reato di truffa aggravata. Ho sentito dire che, però, sarebbe un po’ eccessivo controllare. Quando si fa una norma, chiaramente si applica una bilancia, la famosa bilancia della giustizia, con due piatti; non esiste una norma nella quale non si debbano bilanciare due beni. La famosa bilancia della giustizia deve verificare su due piatti cosa pesa di più. Vi chiedo, allora, di fronte all’interesse alla riservatezza e alla privacy, che metteremo sul piatto della bilancia, ritenete più prevalente o meno prevalente l’interesse del collega d’ufficio dell’assenteista, che ogni giorno va in ufficio diligentemente e deve fare il lavoro per sé e per l’altro? Ritenete che in questo bilanciamento di interessi debba prevalere l’interesse alla privacy o l’interesse della collettività, che paga i servizi con le tasse e paga anche l’attività dell’assenteista?”. (PO / Roc)