Roma, 10 dic – Il rapporto di Germanwatch misura le performance dei vari paesi attraverso il Climate Change Performance Index (CCPI), prendendo come parametro di riferimento gli obiettivi dell’Accordo di Parigi e gli impegni assunti al 2030. Il CCPI si basa per il 40% sul trend delle emissioni, per il 20% sullo sviluppo sia delle rinnovabili che dell’efficienza energetica e per il restante 20% sulla politica climatica.
In questo contesto, l’Unione europea nel suo complesso fa un piccolo passo in avanti posizionandosi al 16° posto, rispetto al 21° dello scorso anno, grazie ad una politica climatica, più avanzata rispetto a quella degli altri grandi leader mondiali, che ha l’obiettivo di raggiungere entro il 2050 zero emissioni nette.
La Germania, invece, conferma il suo trend negativo posizionandosi al 27° posto. Performance dovuta alla quota ancora considerevole del carbone nel mix energetico nazionale, senza ancora una decisione sul suo phasing-out, ed all’assenza di una strategia per la decarbonizzazione dei trasporti.
I prossimi 12 anni, come evidenzia l’Emissions Gap Report appena pubblicato da UN-Environment, saranno cruciali. Per non superare la soglia critica di 1.5°C le emissioni globali devono essere dimezzate entro il 2030 rispetto al livello registrato nel 2017. “L’impegno dell’Europa, seppur positivo, non è ancora sufficiente – continua Zanchini -. È necessaria una Strategia climatica di lungo termine in grado di accelerare una giusta transizione verso un futuro rinnovabile e libero da fonti fossili. Primo passo in questa direzione è l’aumento dell’attuale target europeo del 40% al 2030. In Europa ci sono tutte le condizioni per sfruttare appieno le nostre potenzialità economiche imprenditoriali e tecnologiche andando ben oltre il 55% di riduzione delle emissioni entro il 2030, proposto già da diversi governi europei e dall’Europarlamento, in modo da poter raggiungere zero emissioni nette entro il 2040”. (SEGUE)